#UNTITLED - M'HORÓ - LUDMILLA RADCHENKO

  •  Dal 18/10/2018 Al 03/11/2018

     

    #UNTITLED

     

    Lo scultore M’horó e la pittrice Ludmilla Radchenko:

    Eccezionale mostra alla Galleria Ars Antiqua di Milano

     

    18 ottobre - 3 novembre 2018         Milano, Via C. Pisacane 55-57

     

    La Galleria Ars Antiqua di Milano, lancia il suo nuovo dipartimento Modern and Contemporary, con #Untitled, attesa mostra a cura di Antonio Falbo e Dario Picco: una doppia personale che dal 18 ottobre al 3 novembre vedrà affiancate le opere di due originali, e per certi versi complementari, protagonisti dell’arte contemporanea, M’horó e Ludmilla Radchenko.

     

     

    Già affermati sulla scena nazionale, i due artisti hanno esposto in prestigiose gallerie e sedi istituzionali, ma si incontrano per la prima volta negli spazi di Ars Antiqua, via C. Pisacane 55-57, a Milano, nella mostra che sarà inaugurata giovedì 18 ottobre alle 18.30 dal direttore di Palazzo Reale a Milano, Domenico Piraina.

     

     

    Fondata nel 2000 da Federico e Francesco Bulgarini, la galleria d’arte Ars Antiqua si è da subito distinta nel panorama antiquario per la particolare attenzione dedicata alla ricerca e all’analisi dell’opera d'arte in tutte le sue molteplici forme: dipinti, sculture, arredi ed arti decorative. Presente nelle maggiori fiere di antiquariato in Italia e all'estero, dal 2012 ha affiancato con successo all’attività tradizionale di una galleria d’arte, una trasmissione televisiva in diretta (canale dig. tr. 216 e Sky 821) che ogni domenica offre al pubblico di tutta Italia la possibilità di acquistare opere d’arte in tutto il territorio. La trasmissione è un interessante contenitore culturale, che ospita rubriche sugli eventi in corso e incontri con esperti del settore (storici dell’arte, direttori di musei, rappresentanti di associazioni culturali) che presentano capolavori ritrovati o raccontano le ultime novità in campo artistico.

     

    Oggi i fratelli Bulgarini affrontano una sfida stimolante: “Con l'inaugurazione dei nuovi spazi espositivi di Via Pisacane 57 - spiegano - abbiamo deciso di ampliare l'offerta della nostra Galleria anche all'arte moderna e contemporanea. Per Ars Antiqua, è un importante momento di crescita. Oggi la galleria tratta opere di tutti i periodi storici, fino alle ultime novità dei nostri giorni. Abbiamo voluto investire sul nuovo dipartimento Modern and Contemporary, anche raddoppiando l’appuntamento televisivo, con una trasmissione che il mercoledì sera svela agli appassionati il fascino dell’arte contemporanea e del design”.

     

     

    Gli artisti

    M’horó, la cui identità rimane ancora misteriosa, avendo scelto un rigoroso anonimato, è già ampiamente apprezzato da critica, gallerie e collezionismo. In questa mostra, presenta una selezione delle sue sculture fortemente suggestive quanto originalissime, frutto di una stupefacente abilità nel costruire una ‘filigrana di metalli’, nel comporre figure plastiche magiche, fluide e dinamiche. Opere che sono come un’orazione di armonia, una sollecitazione alla contemplazione, una lezione di evocazione e di incanto. M’horó è un inimitabile ideatore di nuove forme su una materia-tipo tutta sua (scarti industriali di alluminio e rame, soprattutto serpentine radianti e radiatori) e offre una lezione di creatività assoluta, tra inediti scenari estetici e poetici che trasformano oggetti inerti in essenza. La sua novità, la sua modernità sono evidentissime, lapalissiane, ed incontenibile è la sua fantasia, che non smette di rinnovarsi e di stupire, come nelle recenti opere della collezione “M’horó suite. Sculture… per orchestra”, presentate di recente, con grande successo, alla Fiera Cremona Mondomusica (che gli ha anche commissionato i “Cremona Musica Awards”). Tra i suoi estimatori, Vittorio Sgarbi, che scrive: “con M’horó c’è solo da vedere cosa c’è davanti, punto e basta: un atto di grande franchezza intellettuale che rinuncia alla facile protezione dell’art pour l’artiste. Quando le opere sono così coerenti che tu le riconosci senza sapere di chi sono, esse sono nate dalla mente di Dio, che è quella che l’artista riproduce e quindi loro parlano di lui e non lui di loro”.

     

    Ludmilla Radchenko ha una storia che inizia in Siberia, dove l'artista nasce e si diploma in design della moda, e prosegue in Italia, dove ha trovato casa e dove, dopo una positiva parentesi televisiva e cinematografica che le ha dato notorietà come conduttrice, attrice e showgirl, ritorna alla sua passione originaria: la pittura. Un viaggio di studio a New York e il confronto con la Pop Art hanno ispirato la sua ricerca pervasa dai canoni della comunicazione moderna e assetata di quel consumismo che l’infanzia e la giovinezza in Siberia le avevano negato. Un stile originale con le sue icone, i suoi brand, le sue cifre disinvoltamente utilizzate e cavalcate, ma sempre profondamente reinventate, esaltate e sublimate in una visione d’insieme contemporanea e coerente. Le opere selezionate per questa mostra, in un omaggio al contesto antiquario di Ars Antiqua, richiamano la tradizione figurativa della pittura e della scultura tradizionali, con cenni diretti all’arte del passato.

     

    L’opera della Radchenko è di incontenibile fervore creativo, caotico quanto simbiotico, e investe ogni tecnica e ambito figurativi, partendo dalla pittura e dal collage e sconfinando felicemente nel fashion, nello spettacolo, nella cartellonistica pubblicitaria, nella tecnologia, tra griffe e design. Un progetto che lei definisce Full Art, e che è stato etichettato anche come Super Pop o Ultra Pop, materializzato e vissuto però in una dimensione nuova, non più solamente provocatoria, ma distesa e confortevole.

     

    La giustapposizione Radchenko-M’horó non mancherà di sorprendere e stimolare. Opere super pop, psichedeliche e “consumistiche”, frutto di una compulsiva accumulazione di immagini e messaggi, sono infatti esposte accanto a sculture che, al contrario, scarnificano, con un tratto intimista, ascetico, rarefatto e un materiale “semplice” e “monotono” come l’alluminio riciclato di M’horò. Quale può essere, allora, il nesso? E poi, perché presentare una pittrice che “appare”, un personaggio pubblico e mediatico, insieme ad uno scultore “anonimo” che ha fatto della non visibilità una cifra distintiva? Provare, e ancora vedere, per credere… Radchenko e M’horó, affiancati sembrano incredibilmente esaltarsi a vicenda, aumentare la propria individuale, conclamata e misteriosa seduttività, il proprio charme ineffable, come solo la grande arte sa e deve fare.

     

    Una mostra “leggera” orchestrata a mero scopo commerciale? Tutt’altro. Un’esposizione sofisticata, sorprendente, colta e postmoderna, per nulla ruffiana né irriverente, che coniuga l’arte tradizionale con quella del nuovo millennio, mettendo a specchio, una di fronte l'altra, la spettacolarità cromatica della pittura e la purezza della scultura.

     

     

    Info: Ufficio Stampa - dott. Roberto Messina

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