Scheda articolo : 203826
Giorgio Duranti (1687-1753), Bosco con uccelli, Olio su tela
Epoca: Primi del Settecento

Giorgio Duranti (Brescia, 1687 - Palazzolo sull'Oglio, 1753)

Bosco con uccelli

Olio su tela, cm 34 x 47 - con cornice cm 52 x 58

 

L’opera in esame, raffigurante un elegante boschetto con alcuni cardellini e passerotti, si può ascrivere alla mano di Giorgio Duranti, naturamortista del Settecento bresciano. L’attendibilità dell’attribuzione è data dal fatto che la tela è individuata da Chiara Parisio parte di una serie, proveniente da una collezione privata, composta da altri due quadri di Duranti, legati dalla medesima cornice: un Gallo con pulcini e Nido di Ghiandaie, quest’ultimo ora esposto alla mostra “Gli animali dell’arte” presso la Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia (19 gennaio-9 giugno 2019). Discendente da una nobile famiglia originaria di Palazzolo sull'Oglio, Duranti intraprese i suoi studi presso il collegio dei gesuiti di Brescia. I biografi insistono sull'ideale di una vita tranquilla, arcadica, soddisfatta di buone letture e dell'esercizio quotidiano della musica con il violoncello, trascorsa prevalentemente a Palazzolo sull'Oglio, dove Duranti godeva di un consistente beneficio ecclesiastico: un documento attesta che divenne abate nel 1732. La sua produzione artistica è costituita dai numerosi quadri di uccelli e volatili di ogni specie, molti dei quali citati dalle fonti e documentati in antiche collezioni, come quella dei conti Avogadro, e nei palazzi delle famiglie nobili di Brescia (Barbisoni e Lechi). Il nucleo principale storico dei dipinti del Duranti è oggi conservato presso la Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia e consiste di tele di vario formato raffiguranti volatili, animali da cortile, uccelli predatori. I dipinti di volatili non si configurano in genere come nature morte, ma più spesso rappresentano animali vivi, ritratti all'aperto con acuto spirito di osservazione: i colori sono ora forti e smaltati, ora più chiari e tenui. Nella tela in esame ormai il pittore si è distaccato da un’illustrazione di tipo scientifico, spostando l’attenzione sull’immediatezza del ritratto del soggetto dal vero. La composizione è connotata da freschezza decorativa e brillantezza nei colori, giocata sui toni del carminio e del caramello.

Duranti aveva una profonda conoscenza degli animalisti fiamminghi, era legato alla scuola settentrionale seguendo gli esempi di Giovanni Agostino Cassana, Cerano e Grechetto, apparendo molto vicino al cosiddetto Pittore di Palazzo Lonati Verri (Biblioteca Sormani, Milano). Anticipa i dipinti di Carlo Antonio Raineri e si inserisce nel nuovo filone di interesse per la Storia Naturale. La produzione degli esordi si inserisce nel periodo in cui l’interesse per la botanica e quello per la zoologia andavano di pari passo La stesura pittorica si distingue per una resa minuta, liquorosa e ricca di trasparenze cristalline, come è dato vedere nelle Due garzette (Pinacoteca Tosio Martinengo, Brescia) o ne Le civette (Accademia Carrara, Bergamo). La committenza dell’epoca, prevalentemente aristocratica, prediligeva grandi scene di caccia articolate e popolate dei più svariati tipi di selvaggina. La fortuna di questo filone durò a lungo, e riguardò anche Venezia, che con l’area fiamminga manteneva intensi scambi economici e culturali, e per riverbero Brescia, città solidamente sotto il dominio della Serenissima. In tale contesto si inserisce la vicenda di Giorgio Duranti, nobile ed appassionato di scienze, che risulterà essere un caso a se stante nel panorama artistico della provincia. Pur seguendo i dettami realistici della pittura lombardo-veneta, egli scelse di impiegare nelle sue opere le figure “ambientate”, come del resto avveniva nei trattati naturalistici del tempo. Per far ciò si avvalse della collaborazione del fratello Faustino e di Andrea Torresani, un valente paesaggista, pure bresciano.

 

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