Scheda articolo : 200290
XVII – XVIII secolo, Santa Caterina e San Domenico, Coppia di sculture in legno
Epoca: Seicento

XVII – XVIII secolo

Santa Caterina e San Domenico

Coppia di sculture in legno, cm h 18 (senza base cm h 17) e cm h 22 (senza base cm h 21)

 

Le due presenti sculture in legno raffigurano Santa Caterina e San Domenico. L'iconografia di Santa Caterina la vede ritratta con la ruota del martirio a cui fu sottoposta ad Alessandria d'Egitto nel 305 d.C. Secondo la Legenda Aurea, Caterina, bella giovane egiziana, era figlia del re Costa che la lasciò orfana giovanissima, e che crebbe istruita fin dall'infanzia nelle arti liberali. Caterina venne chiesta in sposa da molti uomini importanti, ma che avuto in sogno la visione della Madonna con il Bambino che le infilava l'anello al dito si fece suora.

Nel 305 un imperatore romano tenne grandi festeggiamenti in proprio onore ad Alessandria. Anche se la Leggenda Aurea parla di Massenzio, molti ritengono che si tratti di un errore di trascrizione e che l'imperatore in questione sia invece Massimino Daia, che proprio nel 305 fu proclamato Cesare per l'oriente nell'ambito della tetrarchia. Caterina si presentò a palazzo nel bel mezzo dei festeggiamenti, nel corso dei quali si celebravano feste pagane con sacrifici di animali e accadeva anche che molti cristiani, per paura delle persecuzioni, accettassero di adorare gli dei. Caterina rifiutò i sacrifici e chiese all'imperatore di riconoscere Gesù Cristo come redentore dell'umanità, argomentando la sua tesi con profondità filosofica. L'imperatore, che secondo la Leggenda Aurea sarebbe stato colpito sia dalla bellezza sia dalla cultura della giovane nobile, convocò un gruppo di retori affinché la convincessero a onorare gli dei, chiedendola anche in matrimonio. Tuttavia, per l'eloquenza di Caterina, non solo non la convertirono, ma essi stessi furono prontamente convertiti al Cristianesimo. L'imperatore ordinò perciò la condanna a morte di tutti i retori e dopo l'ennesimo rifiuto di Caterina la condannò a morire su una ruota dentata. Tuttavia, lo strumento di tortura e condanna si ruppe e Massimino fu obbligato a far decapitare la santa, dalla quale sgorgò latte, simbolo della sua purezza.

San Domenico è invece identificato dal cane che lo accompagna secondo la leggenda.

Il cane domenicano nasce da una visione che ebbe la madre di san Domenico prima che lui nascesse. Pare che in un dato momento la madre sognò che un cane usciva dal suo ventre con una torcia accesa nella bocca. Quando si svegliò interpretò quel sogno come un messaggio che Dio voleva dargli e decise di andare in pellegrinaggio al monastero di San Domenico di Silos per chiedere la sua intercessione.

Poco tempo dopo rimase incinta e capì che il messaggio di Dio era la creatura che ora portava in grembo. Quella creatura avrebbe acceso un fuoco nel mondo per mezzo della sua predicazione. Per ringraziare l’intercessione di San Domenico di Silos decise di dare al figlio il suo stesso nome. San Domenico fondò il cosiddetto Ordine dei Predicatori, che in tutto il mondo vengono però chiamati Domenicani. In latino, Domenicani si scrive Dominicanus, simile a Domini Canis (I cani del Signore). Per questo motivo, oggigiorno, i domenicani vengono ancora chiamati i cani del Signore.

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