Scheda articolo : 195779
Salvatore Mazza (1819 – 1886), Scena di battaglia, Olio su tela
Epoca: Ottocento

Salvatore Mazza (Milano, 1819 – 1886)

Scena di battaglia

Olio su tela, cm 45 x 65 – con cornice cm 56,5 x 77

Firmato e datato in basso a destra "S. Mazza 1850"

 

L'opera presentata mostra in primo piano un cavaliere con l'armatura in groppa al suo destriero immediatamente dopo aver disarcionato il suo avversario. Mentre sullo sfondo imperversa la battaglia tra una nuvola di polvere, i roghi appiccati dai guerrieri vittoriosi si moltiplicano alla destra del dipinto. La battaglia è opera del pittore e vignettista lombardo Salvatore Mazza, fratello del clebre pittore Giuseppe Mazza (Milano 1817-1884), che si forma sulle orme di Domenico Induno, scegliendo solo dopo la metà del secolo di dedicarsi alla pittura realistica, in contrapposizione con la corrente romantica dominante che preferiva una pittura aulica e storica, come propone la battaglia in questione, riprendendo probabilmente uno dei numerosi episodi risorgimentali. Dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza presso l'Università di Pavia, Mazza abbandona quella strada e intraprende la carriera di pittore, spinto anche dal fratello maggiore, e nel 1844 presenta a Brera due tele con episodi tratti dalla guerra d'indipendenza greca e dipinti di genere di ambientazione popolare. Intraprede lunghi viaggi di studio nello Stato Pontificio e nel Regno delle Due Sicilie, cogliendo nuovi spunti dalla vita nelle città e nei borghi e riempiendo i suoi album con schizzi di paesaggi e di figure. Nel 1848 il Mazza partecipa ai moti antiasburgici culminati, in marzo, nelle Cinque giornate di Milano. Si tratta di una partecipazione appassionata, della quale diede conto il lungo racconto autobiografico Le Cinque giornate di Milano (Milano, 1885), e nel quinquennio 1850-1854 presenta ben 28 dipinti  che gli sono sttai ispirati da questo tema, oggi tutt'ora irreperibili, commissionati in buona parte dai membri delle famiglie Cagnola e Litta. Suoi committenti sono spesso le famiglie appartenenti alla borghesia milanese, per le quali realizza anche tele di medie o di piccole dimensioni, con paesaggi e con animali, più vicine ai loro gusti. La tela qui in esame potrebbe facimente appartenere ad una di queste commissioni.

Artista versatile, si dedica nella sua carriera anche alla scrittura di romanzi storici, come Il memoriale di frà Luca d'Avellino, impreziosito dalle sue illustrazioni, fra scene di genere e paesaggi, realizzate con tocco rapido e sicuro. Mazza amava dipingere en plein air, lavorava in particolare sulle colline prealpine e appenniniche, secondo il metodo preferito da altri paesaggisti lombardi, come Giovanni Battista Lelli e Gaetano Fasanotti (1831–1882). Come disegnatore, caricaturista e vignettista, collaborò a giornali satirici, tra cui "Lo Spirito Folletto" e le due riviste milanesi "Il Pungolo" e "Panorama", sulle quali recensiva mostre ed esposizioni d'arte, su cui scrivevano le maggiori firme del risorgimento come Cletto Arrighi e Ippolito Nievo.

A testimonianza della sua influenza e importanza, un suo ritratto giovanile, dipinto dal fratello Giuseppe, si conserva a Milano, al Centro nazionale di studi manzoniani, presso Casa Manzoni.

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