Scheda articolo : 195739
Fine XIX secolo, Copia da Tiziano Vecellio, Danae, Olio su tela
Epoca: Ottocento

Fine XIX secolo, Copia da Tiziano Vecellio

Danae 

Olio su tela, cm 54 x 77 – con cornice cm 67 x 90,5

 

L’opera qui in esame rappresenta l’episodio mitico di Danae, madre di Perseo, figlio di Zeus. La leggenda narra che  Acrisio, re di Argo e padre di Danae, contrariato dalla mancanza di un erede maschio, domandò a un oracolo se le cose sarebbero cambiate. L'oracolo gli disse di andare fino alla fine della Terra, dove sarebbe stato ucciso dal figlio di sua figlia. Preso dalla paura, Acrisio, rinchiuse Danae, ancora senza figli, in una torre di bronzo , ma Zeus, abbagliato dalla sua bellezza, andò da lei sotto forma di pioggia d'oro e la ingravidò. Poco dopo nacque Perseo. L’opera rappresenta proprio il momento in cui la pioggia dorata di Zeus cade sulla dea, languidamente distesa sul suo giaciglio, assistita da Cupido, che cerca di allontanare la pioggia divina. L'opera ricalca il celebre modello della Danae (120 x 172 cm, Napoli, Museo di Capodimonte) realizzata nel 1545 da Tiziano Vecellio. Il singolare ingravidamento di Danae è stato rappresentato da più artisti nel corso del XV e XVI secolo. Lo stesso Tiziano esegue nel corso degli anni più versioni di questo stesso soggetto; ad oggi sono note le versioni conservate al Prado di Madrid, all'Ermitage di San Pietroburgo e al Kunsthistoriches di Vienna. Nella prima versione, conservata a Napoli, Tiziano dipinge una Danae in completo abbandono e soddisfazione, la postura della dea, un braccio vicino al corpo e l'altro piegato lontano, richiama in modo chiaro la Leda di Michelangelo – dipinto ormai perduto e di cui rimangono solo copie ed incisioni – che sembra essere il primo modello della tela. In questa composizione è presente un Cupido che vuole impedire che avvenga la fecondazione da parte di Giove. L'opera di Michelangelo era sicuramente nota a Tiziano grazie a una copia portata a Venezia dal Vasari nel 1541. Un altro modello michelangiolesco è la Notte, eseguita per la tomba di Giuliano de' Medici duca di Nemours nella Sagrestia Nuova a Firenze nel 1531. Si noti, in entrambe le opere, la postura frontale della parte superiore del tronco, con le gambe invece quasi di profilo. Altri modelli del dipinto sono riscontrabili nella Venere di Urbino e il nudo in primo piano del Baccanale degli Andrii dello stesso Tiziano, nella Venere di Dresda di Giorgione, nella figura di Mercurio ne Il festino degli dei di Bellini. Dall'opera, comunque, Tiziano trasse un cartone che utilizzò per almeno sei versioni del dipinto per i vari committenti; dato il gran successo che ebbe il quadro, la Danae veniva replicata ogni volta con piccole varianti, ora col Cupido, ora con la custode, ora la pioggia ora lampi e fulmini, ora col cagnolino ora senza, ora col lenzuolo ora senza, ogni cliente riceveva così una diversa versione. 

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