Scheda articolo : 194875
XIX secolo, Allegoria della giustizia-libertà, Marmo, cm h. 64 x l. 32 x p. 18
Epoca: Ottocento

XIX secolo,

Allegoria della giustizia-libertà

Marmo, cm h. 64 x l. 32 x p. 18

Firmata “P. Rosi”. Incisione sul retro: “Galerie P. Bazzanti Florence”.

 

La pregiata scultura in marmo del XIX secolo raffigura l’allegoria della Giustizia. Lo scultore, basandosi su varie tradizioni iconografiche, attribuisce a tale virtù le fattezze di una giovane donna, nuda, con una lunga chioma e il corpo accarezzato dal vento, come ben visibile dal panneggio che aderisce alle membra, conferendovi una nota di erotismo. La figura si porta una mano al petto, mentre con l'altro braccio si appoggia a un muro dalle fattezze antiche, in cui sono incastonati due bassorilievi e un frammento di iscrizione nella parte alta. All'interno delle cornici è visibile una corona d'alloro con il cartiglio Justitia, e la celebre scena della lupa di Roma che allatta i piccoli Romolo e Remo, dopo averli salvati dalle acque del Tevere. Il riferimento alla romanità si deve al fatto che l'origine del diritto, in Occidente, risale ai tempi dell'antico Impero Romano, trovando poi una sistematica sintesi ai tempi dell'imperatore Giustiniano (527-565 d.C.), tramite la redazione del Corpus Iuris Civilis, che costituì fino al XVIII secolo la base sulla quale costruire ogni sviluppo possibile del diritto in Europa. Allo stesso modo va intesa l'iscrizione, che recita SPQR, sigla di Senatus Populusque Quiritium Romanus, ossia il Senato e il Popolo Romano dei Quiriti. Tale acronimo fu utilizzato per tutta l'antichità e nei secoli successivi, per identificare la città di Roma, fondata appunto sull'istituzione del Senato e sull'importanza data all'opinione del Popolo dell'Urbe, composto dai cittadini che godevano dei pieni diritti politici e civili. A completare l'iconografia della Giustizia, non mancano delle catene spezzate e un leone, da sempre simbolo di forza, che appare però quasi umiliato, relegato nella parte bassa della composizione e limitato nel movimento da acuminati spuntoni che fuoriescono dalla muratura. Considerati i numerosi riferimenti appena descritti e vista però anche l'assenza di altri simboli tradizionali della Giustizia, quali la Bilancia e la Spada, non è da escludere che l'artista abbia preso a riferimento anche immagini e sculture della Libertà o della Repubblica, molto diffuse in Francia fin dal 1789 e circolate  in Italia durante l'età napoleonica, come  sembra dedursi dal gesto enfatico che connota la figura femminile. Tale sincretismo tra la Giustizia e la Libertà appare dunque apertamente ricercato e significativo nell'Italia del XIX secolo, impegnata nelle battaglie risorgimentali, volte alla liberazione dal giogo straniero e alla conquista dell'Unità. Il muro reca incisa la firma dell'artista “P. Rosi”.

Sul retro della scultura si legge “Galerie P. Bazzanti Florence”, una delle più celebri vetrine d'arte lungo l'Arno, secondo quanto riportato nelle guide ottocentesche della città. La galleria nacque infatti nel 1822 con Pietro Bazzanti, il quale però non si dedicava solamente alla vendita, ma affiancava ad essa un atelier di scultura, aperto a numerosi maestri. È dunque all'interno di questa florida bottega, che riceveva commissioni anche dall'estero, che va inserita la realizzazione della scultura in esame.

 

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