Scheda articolo : 194485
Giovanni Stefano Danedi, detto il Montalto (1612-1689), Adorazione dell’Eucarestia, Olio su tavola
Epoca: Seicento

Giovanni Stefano Danedi, detto Montalto (Treviglio, 1612 – Milano, 1689)

Adorazione dell’Eucarestia

Olio su tavola, cm 42 x 34,5

 

La tavola in esame ha come soggetto l’Adorazione dell’Eucarestia da parte degli angeli. La pratica dell’adorazione eucaristica è una forma di preghiera istituita dalla Chiesa Cattolica durante la quale il pane consacrato nella celebrazione del corpo di Cristo viene mostrato ai fedeli, solitamente mediante l'uso dell'ostensorio, e adorato. Durante questo momento di raccoglimento si eseguono preghiere e canti riservati a questa particolare liturgia, tradizionalmente al termine dell'adorazione e prima della benedizione eucaristica si eseguono le ultime strofe dell'inno latino Pange lingua. Nei luoghi dove l'esposizione dell'eucaristia è costante si parla di "adorazione perpetua”. Nel mondo bizantino, la conservazione dell'eucaristia in un artophorion (tabernacolo eucaristico o colomba eucaristica) serviva specialmente nei giorni di Quaresima nei quali si distribuiva la Comunione senza la consacrazione del pane eucaristico (la cosiddetta "Liturgia dei Doni Presantificati"). La devozione ebbe impulso con il miracolo del SS. Sacramento nel 1453, a Torino, ufficialmente riconosciuto dalla Chiesa: accadde che in presenza di due ribaldi davanti alla Chiesa di San Silvestro si sollevò da terra il sacro vaso contenente le ostie consacrate ed una di esse rimase sospesa in aria ed iniziò a risplendere di una forte luce, il popolo, il clero locale ed il vescovo Ludovico dei Marchesi di Romagnano accorse subito alla presenza di questa luce divina e nel luogo della teofania fu edificata la Basilica del Corpus Domini e l'arcivescovo Luigi Franzoni istituì la pratica delle Quarant'ore perpetue in tutte gli edifici di culto della metropoli, cosicché Torino meritò il titolo di città del SS. Sacramento. L’opera qui proposta si ascrive alla mano di Giovanni Stefano Danedi, conosciuto come Montalto, pittore originario di Treviglio, vissuto però a Milano insieme alla fruttuosa bottega di famiglia che operò in Lombardia fino alle soglie del XVIII secolo. La sua formazione artistica avviene all'interno del tessuto culturale milanese di quegli anni e subisce l'influenza figurativa dei massimi artisti del primo Seicento ambrosiano: Morazzone, Cerano, i Procaccini e Nuvolone. Morazzone fu il suo primo maestro, ma la critica moderna avverte nelle sue opere un aperto interesse nei confronti di Francesco del Cairo, influenze venete e un'interessante riflessione sull'arte genovese di Giovanni Battista Carlone e Domenico Piola, per non parlare delle inflessioni classicistiche bolognesi dedotte dal fratello maggiore Giuseppe, giovanissimo discepolo di Guido Reni.  Tra il 1641 e il 1648 pare che abbia lasciato la Lombardia alla volta di Roma, dove sarebbe entrato in contatto con l'opera di Pietro da Cortona; senza tuttavia immaginare un periodo di alunnato presso di lui, gli effetti di tale incontro si farebbero notare in alcuni cicli di affreschi più tardi di carattere profano, a Corbetta nella villa Frisiani, e a Cesano Maderno, nella villa Arese. Dopo aver operato in numerose città lombarde, da Milano a Bergamo e Monza, fra il 1665 e il 1671 insieme al fratello Giuseppe dipinse la cupola del santuario della Madonna delle Grazie di Varallo e la cappella della Trasfigurazione al Sacro Monte. I dipinti del Montalto sono conservati presso le più importanti istituzioni, come l’Accademia Carrara di Bergamo e il Duomo di Monza, nonché in prestigiose collezioni private. La mano del pittore si riscontra in particolare nella consistenza plastica dei cherubini e nei loro volti, rivolti verso la luce e dipinti con espressione estatica, con le labbra leggermente socchiuse e gli occhi tondi e grandi. Esempi di tal sorta, con i caratteristici colpi di luce che illuminano le bionde chiome dei due piccoli protagonisti, le movenze eleganti dei panneggi, i visi peculiari presenti nelle sue composizioni e la pastosa morbidezza della stesura del colore a suggerire il nome di Montalto, rimandando direttamente ad opere come l'Assunzione nella chiesa dei Santi Giacomo e Filippo a Pavia, ma anche nella Madonna con Bambino, S. Antonio e Angelo a Stresa (Villa Borromeo), o ancora negli affreschi della cappella nel Santuario della Madonna del Miracolo raffiguranti le Storie di Santa Mona (1649).

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