Scheda articolo : 189448
Achille D'Orsi (1845 - 1929), L'usignolo, Bronzo brunito
Epoca: Ottocento

Achille D'Orsi (Napoli, 1845 - 1929)

L'usignolo

Bronzo brunito, altezza cm 58

Firmato A.d'Orsi sul fianco della base. Supporto squadrato in marmo

 

L'opera in esame raffigura, come indica anche il titola inciso sulla base in bronzo, L'usignolo, un suonatore di tromba. Il bronzo si colloca nella produzione artistica di Anchille D'Orsi (1845–1929), celebre scultore napoletano vicino all'estetica verista ottocentesca, assai diffusa in Italia e che vede tra i protagonisti artisti quali Vicenzo Gemito, sebbene ognuno di loro interpretasse in maniera personale temi legati alla realtà quotidiana e ai soprusi che affliggevano l'umanità. D'Orsi studia al Reale Istituto di belle arti di Napoli, dove frequenta la scuola di scultura, per poi trasferirsi a Roma dove aderisce alla corrente realista. Tutta la prima attività dello scultore è legata alle mostre della Società promotrice napoletana, nel cui ambito egli presenta opere come Un pescatore (1864), Don Basilio (1871), La beghina (1872), La calunnia (1874). Nel corso degli anni '70 si indirizza verso una componente più verista in linea con quanto andavano realizzando in pittura Domenico Morelli e Francesco Paolo Michetti. Le sue opere compaiono già all'Esposizione Universale di Parigi del 1878, ottenendo un grande successo, ma egli preferisce proseguire la carriera accademica come libero docente di scultura, giungendo, nel 1902, alla nomina come professore di scultura insieme con quella di preside dell'istituto, carica questa che mantiene fino al 1915. Egli tratta in modo sempre polemico nelle sue opere temi sociali e umanitari (Parassiti, 1877, Reggia di Capodimonte), spingendo lo studio della realtà ad estremi lontani, però, dalla visione poetica del realismo di Gemito, interpretato in chiave più classicista. Abbandonato infatti il modellato levigato e compatto, cui era ancora legata la scultura romantica e purista, egli predilige superfici scabre e irregolari, accentuandone i contrasti di luce ed esaltando le qualità cromatiche delle materie adoperato, come il bronzo nel nostro caso. In questi anni l'esperienza artistica del nostro si collega a quella di Vincenzo Gemito, con il quale ha in comune la preferenza per alcuni soggetti popolari napoletani, come scugnizzi, pescatori e venditori ambulanti. Su entrambi agisce inoltre l'influsso dell'arte classica, ma con esiti differenti: per il D'Orsi il richiamo al mondo antico rimane solo una suggestione esteriore. Negli anni successivi lo scultore, affermatosi ormai a livello nazionale, contribuisce con la sua opera alla diffusione della scultura realista in Italia. In particolare a Milano, dove partecipa nel 1878 all'Esposizione di Brera col bronzo Testa di marinaio (Milano, Galleria Civica d'Arte Moderna), svolge un'intensa attività artistica, tanto da poter essere considerato fra gli iniziatori del realismo lombardo. A Torino, invece, è presente, nel 1879, alla XXXVIII Esposizione della Società promotrice di belle arti col bronzo Testa di carrettiere (Napoli, coll. priv.) e, nel 1880, all'Esposizione nazionale di belle arti, cui partecipa con due lavori, A Posillipo, statuetta in bronzo acquistata in tale occasione da Umberto I, e Proximus tuus (1880, Galleria d'Arte Moderna di Roma), composizione in gesso bronzato con cui si pone fra i maggiori esponenti del verismo sociale italiano e riconosciuto ormai come una delle figure di maggiore prestigio dell'arte napoletana dell'epoca.

L'opera in esame si evidenza per la posa contorta del musicista, completamente immerso nella magia delle note che sta suonando: le gambe piegate a sostegno dello strumento, le mani con le dita tese sui tasti e lo sguardo concentrato sulla canzone e perso nella melodia sono tutti elementi che contribuiscono a creare attorno al musicista un'aurea di credibilità e a immergere anche lo spettatore nella stessa intesa meraviglia in cui è perso il musicista.

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