Scheda articolo : 188203
Bartholomeus Breenbergh (1598 – 1657), Paesaggio con Tobiolo e l'Angelo, Olio su tavola, cm 25 x 26,5
Epoca: Seicento

Bartholomeus Breenbergh (Deventer, 1598 – Amsterdam, 1657)

Paesaggio con Tobiolo e l'Angelo

Olio su tavola, cm 25 x 26,5 - con cornice cm 37 x 39

Monogrammato BB in basso a destra

 

La tavola in esame, monogrammata BB, per composizione, stile e soggetto evidenzia la mano del pittore Bartholomeus Breenbergh, artista fiammingo nato a Deventer nel 1598. Compì probabilmente il primo apprendistato ad Amsterdam, ma furono decisivi per la sua formazione gli anni trascorsi in Italia. A circa vent'anni, infatti, il Breenbergh andò a Roma, dove visse a insieme al paesaggista fiammingo Paul Brill. Il Breenbergh apparteneva alla prima generazione di olandesi italianizzanti, artisti che hanno viaggiato in Italia nel e sono stati ispirati dalla sua luce e atmosfera. Con Cornelis van Poelenburgh, il cui stile precoce è molto simile, Breenbergh ha contribuito a portare la tradizione all'italiana del paesaggio nei Paesi Bassi

Rientrato in Olanda si specializza in scene di paesaggi con rovine antiche e romane di cui conservava molti disegni. Dal secondo quarto del secolo inizia ad introdurre sempre più spesso figure bibliche e mitologiche nelle sue composizioni.

Nella resa del paesaggio, come nella tavola in esame, è evidente la ricerca di una materialità atmosferica e di un uso della luce particolarmente elegante e raffinato. In questo caso il paesaggio fa da sfondo a un particolare episodio religioso, la rappresentazione di Tobiolo, raffigurato da tradizione con il pesce, e l'Angelo. Secondo la narrazione del libro di Tobia l'angelo Raffaele (definito arcangelo solo nei testi apocrifi), venne invocato da Tobi, uomo giusto ma povero, affinché accompagnasse suo figlio Tobia, soprannominato Tobiolo, a riscuotere un credito di dieci talenti d'argento. Durante il viaggio Raffaele indicò a Tobia la strada più sicura e lo salvò più di una volta, senza mai rivelarsi come angelo. In mano tiene il pesce che Raffaele gli ha fatto uccidere, salvandolo dal suo morso, durante un bagno nel Tigri; con la bile del pesce Tobiolo guarì la cecità del padre.

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