Scheda articolo : 187840
XVI secolo, Allegoria della musica – Figura di Orfeo, Olio su tela
Epoca: Cinquecento

XVI secolo

Allegoria della musica – Figura di Orfeo

Olio su tela, cm 42,8 x 33,2 – con cornice cm 56,3 x 47,5

 

L’opera in esame rappresenta un fanciullo con una cetra, strumento musicale per eccellenza del mondo antico. Per il gusto pittorico può essere ricondotto all'area padano-veneta e databile al XVI secolo.

Interpretabile come allegoria della musica, prende a riferimento alcuni esempi di scultura e pittura classica, con soggetto le Muse, divinità della musica e della poesia, anticamente sempre associate alle dolci note di una cetra o di un flauto. Il fanciullo punta lo sguardo verso l'alto in un punto indefinito, perso nelle dolci note della melodia che sta intonando; i delicati tratti del volto sottolineano ancor di più la dolcezza e l'aura poetica che connotano l'intero dipinto. Una corona di alloro, pianta sacra ad Apollo e utilizzata nelle celebrazioni pubbliche dei poeti ancora nel Medioevo e in età moderna, ne cinge il capo. Una veste ricade dalla spalla destra, lasciando scoperta quella opposta su cui poggia lo strumento musicale, contribuendo a ponderare la composizione.

Il giovane ritratto è d'altra parte suscettibile di una seconda e differente interpretazione. Potrebbe infatti trattarsi di Orfeo, celebre personaggio del mito antico, le cui imprese sono narrate dal poeta romano Ovidio nelle Metamorfosi. Originario della Tracia, era figlio della musa Calliope e apparteneva alla generazione precedente la guerra di Troia. Era un abilissimo poeta e cantore, capace grazie alle sue note di ammansire le bestie più feroci e addolcire gli dei dell'Olimpo. La sua fama è legata a quella dell'amata Euridice, che perse la vita a causa del morso velenoso di un serpente; Orfeo decise pertanto di sfidare gli dei dell'Averno, entrando agli inferi con la propria cetra, supplicando di poter riportare tra i vivi la donna. Persefone, commossa dal suo lamento straziante, concesse a Euridice di tornare in vita, ponendo però una condizione, ossia che Orfeo precedesse l'amata nel lungo cammino di uscita dagli inferi, senza mai voltarsi a rimirare la fanciulla. Il trace tuttavia non resistette alla tentazione, e perse così per sempre l'anima dell'amata. Tornato alla luce del sole, Orfeo vagò inconsolabile per tutte le terre della Grecia, finché si imbatté in un gruppo di baccanti che ne dilaniarono il corpo. Il suo capo raggiunse le acque del mare, continuando a cantare, simbolo dell'immortalità dell'arte, e raggiunse le coste dell'isola di Lesbo, patria nei secoli successivi dei più importanti poeti del mondo greco, Saffo e Alceo su tutti.

La tela è inserita in una preziosa cornice policroma antica a torciglioni, decorata secondo un andamento ritmico che alterna la brillantezza dell'oro al più freddo blu e al caldo arancione.

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