Scheda articolo : 184968
Scuola emiliana del XVII secolo, San Gerolamo, Olio su rame
Epoca: Seicento

Scuola emiliana del XVII secolo

San Gerolamo

Olio su rame

cm 16,7x 22,5, con cornice cm 35,5 x 41,5

 

Entro un recesso roccioso, san Gerolamo è seduto intento a scrivere. Iconograficamente l'opera sintetizza la figura di san Gerolamo sia come penitente sia come erudito: il libro è infatti un riferimento alla Vulgata, il cappello cardinalizio gettato in terra è simbolo della rinuncia degli onori ed il teschio segno di penitenza. Ai suoi piedi è rappresentato il fidato leone. Nato a Stridone nel 341 da nobile famiglia cristiana, egli è noto soprattutto per l’importante traduzione dall’ebraico dell’Antico Testamento, oltre ad altri scritti di soggetto religioso. Per tale ragione è annoverato tra i quattro Padri della Chiesa occidentale, assieme a Gregorio, Ambrogio e Agostino. Dal punto di vista iconografico esistono tradizionalmente due versioni del santo che hanno avuto alterne diffusione nel corso dei secoli. Una prima lo vede ritratto in uno studio, intento a leggere un libro, in omaggio alla sua attività di autore di opere sacre. Una seconda, invece, punta sull’aspetto da penitente, poiché il santo trascorse un lungo periodo da asceta nel deserto della Calcide (353-358), dove, secondo la tradizione, avrebbe estratto una spina dalla zampa di un leone incontrato: per tal motivo l’animale gli divenne fedele e lo accompagnò ovunque. Il presente dipinto è allineato alla seconda versione, quella dell’eremita penitente, che risulta essere la preferita nel corso del Seicento e del Settecento. Oltre all'abilità nel definire la figura del Santo, caratterizzata da grande tensione emotiva e drammatica, il pittore si dimostra abile paesaggista nella resa di una ricca definizione naturalistica alle spalle della figura del penitente. Il vasto paesaggio degrada verso alcuni monti, inquadrato da quinte di alberi frondosi, entro le quali si intravede una chiesa con il suo campanile.

Il dipinto è ascrivibile alla maniera della scuola emiliana della prima metà del XVII secolo, dove sfumature e luce sono le protagoniste assolute della teatralità della scena. Il ricorso alle quinte arboree che inquadrano la veduta sembra ricollegare la tipologia del paesaggio "classico" inaugurata da Annibale Carracci. Lo spunto naturalistico è trasmesso nella sua fragranza di luci e di toni, accogliendo le suggestioni neo-venete proposte dal maestro. In quest'ottica, anche la resa del santo, conformandosi a modelli classici, ne mantiene l'evidenza statuaria, arricchendosi della nota accesa del panneggio che lo ricopre. Attraverso un linguaggio più comunicativo ed emozionalmente coinvolto, l'anatomia del santo è modellata in maniera mirabile nell'alternanza di luci ed ombre, con un'incarnato dai toni caldi e vividi estremamente realistico. L’uso di colori armonici, brillanti, avvolgenti sono perfettamente equilibrati con un sapiente utilizzo della luce che rende le forme quasi in rilievo, creando un impianto scenografico articolato su differenti piani prospettici.

 

 

Content for class "clear" Goes Here