Scheda articolo : 182255
Luigi Bazzani, attr., Interno Pompeiano, Olio su tela, Cm 45 x 60,5
Epoca: Ottocento

Luigi Bazzani, attr. (Bologna, 1836 - Roma, 1927),

Interno Pompeiano,

Olio su tela, cm 45 x 60,5

 

La scoperta di Ercolano e Pompei e l'entusiasmo per i rinvenimenti archeologici attirarono in area vesuviana un gran numero di visitatori, uomini di cultura e artisti. Se in un primo momento ci si concentra sul momento dell'eruzione e sulla drammaticità della fine di Pompei a partire dalla metà del XIX secolo, su impulso dei rappresentanti napoletani di questo genere pittorico (Domenio Morelli, Camillo Miola, Federico Maldarelli e i loro seguaci) si predilige un filone più aneddotico e sentimentalista, definito “neopompeiano”, caratterizzato da una scrupolosa ricostruzione di scene di vita quotidiana. Le raffigurazioni vengono inserite entro architetture classiche quali le terme, le domus o le tabernaee. Al classicismo del filone "neopompeiano" si riconduce anche lo scenografo romano Luigi Bazzani (Bologna, 1836 - Roma, 1927), del quale si può individuare la mano nel dipinto in oggetto. Il catalogo delle sue opere si può sostanzialmente dividere in due grandi categorie: la prima è relativa alla documentazione puntuale e scientifica delle rovine di Pompei; la seconda comprende vedute contemporanee all'artista o scene di vita ambientate nella Roma antica, come nel presente caso. Al Bazzani si ricollega il severo rigore prospettico delle architetture, il violento gioco di colori e gli effettati contrasti delle luci. Si confronti il dipinto in esame con le opere apparse sul mercato antiquario americano ed inglese, dove si riscontrano simili trattamenti nella resa delle figure femminili, delle statue e delle superfici marmoree. La scena si svolge entro una quinta architettonica classica, una domus romana riccamente decorata con un fregio che ritrae una processione di sacerdotesse. La figurazione ben si adatta al contesto religioso del dipinto, che riprende una cerimonia di adorazione della divinità raffigurata su di un alto basamento all'estremità destra del dipinto. Una donna, pudicamente velata, ha appena varcato la soglia del luogo sacro portando come offerta alla dea una cesta di fiori; un'altra è invece genuflessa ai piedi dell'altare e ha già offerto la canestra di fiori; entrambe le donne portano un drappo e una veste verde scuro decorati con ornamenti dorati. Un sacerdote, in secondo piano rispetto alla scena principale, è ritratto in un momento di estasi evocativa. La divinità oggetto di culto, probabilmente Flora, presenta la tipica posa chiastica con una gamba piegata e l'altra distesa in contrapposizione alle braccia che coprono il petto e il pube, mentre il volto è rivolto verso sinistra. Ciò che rende affascinante il dipinto in questione è il lirismo che fissa un episodio pregno di venerazione e pudicizia, come emerge dall'atteggiamento delle due donne in particolare.

L'episodio è da collocarsi nell'ambito dei Floralia o Ludi Florales, giochi celebrati nell'antica Roma per onorare la dea Flora. Dedicati alla dea protettrice dei boccioli, la prima celebrazione dei giochi risale al 238 a.C., con la dedica del santuario del Circo, ad opera degli edili plebei come responso della consultazione dei Libri sibillini a causa di una carestia. Venivano celebrati dal 28 aprile (o 30 aprile) al 3 maggio. Disegni e acquerelli di Luigi Bazzani sono conservati al Museo Nazionale Romano e al Museo Archeologico di Napoli.

 

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