Scheda articolo : 182202
XVII secolo Scuola romana del Maratta, Riposo durante la fuga in Egitto, Olio su tela
Epoca: Seicento

XVII secolo, Scuola romana del Maratta

Riposo durante la fuga in Egitto

Olio su tela, cm 51 x 66, 5 - con cornice cm 58, 5 x 74

 

L'opera in esame è riconducibile a un pittore attivo a Roma, tra la fine del XVII secolo e i primi anni del secolo successivo, molto probabilmente collegato al Maratta (Camerano 1657 – Roma 1713) e alla sua scuola, in cui figurano, tra gli altri, Bartolomeo Chiari (Roma 1654 - Roma 1727), Niccolò Berrettoni (Macerata 1637 – 1682) e Giacinto Calandrucci (Palermo 1646 – Sicilia 1707). La tela è collegabile alla tendenza dominante nella Roma di quel tempo, denominata classicismo barocco, con una ricercata solidità e monumentalità delle figure di ascendenza marattesca; d'altro canto, nell'impaginazione ariosa, nell'attenzione al paesaggio naturale sembra possibile ravvisarvi un'influenza di Poussin, la cui lezione rimase viva nell'ambito romano per tutto il Seicento.

La fuga in Egitto della Sacra Famiglia è uno degli episodi sacri più amati e rappresentati dai pittori nei secoli, nonostante il Vangelo di Matteo vi dedichi ben pochi accenni (Mt 2, vv. 13-15). Più ampie sono invece le narrazioni al riguardo contenute nei Vangeli aprocrifi. L'episodio si situa cronologicamente nel primo anno della vita di Cristo, quando re Erode minaccia di uccidere tutti i primogeniti; la sacra famiglia è così costretta a spostarsi, viaggiando attraverso il deserto del Sinai fino alla città di Eliopoli. Nell'interpretazione della vicenda, gli artisti solitamente distinguono due momenti, uno dinamico, ossia la vera e propria fuga, con la Madonna a dorso di mulo, e uno più statico, una sosta durante il cammino. È tale attimo di stasi che viene rappresentato nella tela in esame, in cui si notano Maria e Giuseppe che trovano rifugio lungo il corso di un fiume, all'ombra di alcuni alberi. Tra le essenze vegetali si riconosce chiaramente una palma da datteri che, secondo il Vangelo dello Pseudo Matteo, si sarebbe piegata per volere di Gesù, concedendo i propri frutti (PseudoMatteo, 21). Infatti si nota il Bambino, seduto sulle vesti cromaticamente squillanti della madre, mentre allunga le mani verso la veste del padre, che contiene le foglie e i frutti dell'albero. Il gruppo dei personaggi rivela chiaramente una ricerca di classicismo monumentale, senza perdere però in morbidezza e poetica degli affetti. A sinistra, si scorge invece il mulo, intento a ristorarsi, brucando l'erba. Particolare attenzione è data alla resa del paesaggio circostante, con in primo piano un'ansa fluviale con cascatella, presso la quale è fermo un uomo su un destriero; poco oltre è possibile scorgere un ponte, un'abitazione e sullo sfondo alcuni monti, tratteggiati con le stesse tonalità azzurre e bianche del cielo. Certamente per tale resa del paesaggio, viene preso a modello Poussin, le cui ambientazioni naturali, per quanto verosimili, rivelano una forte componente di idealizzazione, necessaria a suggerire una fusione sentimentale dei personaggi sacri con quanto li circonda.

 

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