Scheda articolo : 182136
Luigi Bisi (1814 - 1886), Interno di un monastero, Olio su tela
Epoca: Ottocento

Luigi Bisi (Milano, 10 Maggio 1814 - Milano, 11 Settembre 1886)

Interno di un monastero

Olio su tela, cm 23,5 x 31,5 – con cornice cm 34,5 x 43,5

Firmato in basso a destra

 

Luigi Bisi nacque a Milano nel 1814, fu architetto, pittore e docente nella cattedra di prospettiva presso l'Accademia di Brera dal 1851. Fu allievo di Giovanni Migliara (1785 - 1837), celebre pittore di vedute urbane e di interni, molto apprezzate anche dai reali di Sardegna e di Napoli. Dal 1836, Luigi Bisi, ottenendo un grande successo presso all'Esposizione Braidense, fu unanimemente considerato dai contemporanei il più dotato allievo ed erede di Migliara. Da giovane, dipinse per lo più nobili e ariose vedute della Brianza e delle Alpi, per poi specializzarsi nelle vedute di interni, specialmente di chiese e altri luoghi storici. Amava particolarmente il Duomo di Milano, avendolo dipinto ben ottantasette volte, ma scovandovi ogni volta nuovi particolari e affascinanti atmosfere. Dal 1857 alla morte, insieme ad altri architetti del tempo, si occupò del restauro della Basilica di S. Ambrogio. Nel 1879 fu nominato Presidente dell'Accademia di Brera e mantenne la carica per i sette anni successivi. Alcune sue realizzazioni pittoriche possono essere ammirate al Museo di Milano, alla Galleria Sabauda a Torino e alla Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia.

Il quadro in esame è un mirabile esempio della sua produzione più nota, volta a rappresentare scorci interni, più o meno pittoreschi, dei luoghi sacri del tempo. La tela infatti raffigura l'interno di un monastero maschile, probabilmente la sala capitolare o una cappella, come si evince dalla struttura architettonica e dall'arredo liturgico. In primo piano è visibile una transenna lignea, che delimita lo spazio riservato ai monaci, sopra la quale trovano posto, come da tradizione, il Cristo in croce, la Madonna e san Giovanni. Il pittore predilige una stesura rapida e leggera del colore, delineando le forme e le strutture, senza però soffermarsi sui più minuti particolari, rendendo in tal modo più moderno e coinvolgente un soggetto molto frequentato dai pittori di genere. Lo spazio è invaso dalla calda luce dorata del tramonto, che proietta lunghe ombre sui pavimenti e avvolge in un'atmosfera mistica il monaco inginocchiato in preghiera. L'intera composizione si basa su una precisa struttura prospettica, con punto di fuga centrale, corrispondente all'altare, e un sistema di linee convergenti verso esso, che dimostra l'abilità nella resa in prospettiva da parte del Bisi. È assai probabile che l'opera ritragga uno spazio oggi non più esistente, forse scomparso già poco tempo dopo che il pittore lo aveva raffigurato, considerate le numerose espropriazioni o restauri in stile medievale, a cui tali luoghi andarono incontro dopo l'Unità d'Italia. Anche per questo motivo la pittura di Bisi, al pari di quella del maestro Migliara, si arricchisce oggi di un fascino nostalgico, facendoci memoria di luoghi scomparsi.

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