Scheda articolo : 182122
Scuola lombarda, prima metà del XVII secolo, Ritratto di giovane flautista, da Giovanni Gerolamo Savoldo
Epoca: Seicento

Scuola lombarda, prima metà del XVII secolo

Ritratto di giovane flautista,

da Giovanni Gerolamo Savoldo

Olio su tela, cm 70 x 54 cm

 

Una stanza spoglia e un tavolo, su cui posa un leggio con un libro aperto. La luce radente evidenzia pochi oggetti: i libri ed un calamaio nella nicchia in alto a sinistra e parte di uno spartito appeso al muro. Un ragazzo, raffigurato a mezzo busto e posto di tre quarti, con una veste di velluto nero e una sopraveste foderata di pelliccia si volta verso di noi tenendo un flauto tra le mani, come se fosse stato appena distolto dalla musica. Il cappello calzato getta un'ombra sugli occhi, che appaiono così velati e sembrano far trasparire una trattenuta infelicità. Sembra che anche la pesante pelliccia del mantello faccia curvare leggermente la figura.

La tela in esame, opera di un artista lombardo operante durante la prima metà del XVII secolo, trae le sue origini da un dipinto di Giovanni Gerolamo Savoldo (1480/1485 circa - 1548 post), il “Ritratto di giovane flautista” conservato ora alla Pinacoteca di Brescia “Tosio Martinengo”. La tela compare la prima volta nella collezione del cardinale Richelieu nella prima metà del XVII secolo. Il dipinto riappare poi solo nel 1894 in occasione della mostra degli Old Masters provenienti dalle collezioni private britanniche ed allestita presso la Royal Academy di Londra. Fin dalla sua comparsa all'esposizione londinese del 1894, il Flautista si impone gradualmente come uno dei capolavori del pittore bresciano Giovanni Girolamo Savoldo, distinguendosi per la funzione dominante, coordinatrice e compositiva assunta dall'uso delle luci e delle ombre tipiche del maestro: le implicazioni precaraveggesche e la concezione straordinariamente moderna sembrano infatti preludere al Suonatore di liuto di Caravaggio. L'esecuzione della tela risalirebbe al secondo soggiorno a Venezia di Savoldo, iniziato attorno al 1521. Dunque l'esecuzione del ritratto in esame dovrebbe risalire tra il primo ed il quarto decennio del XVII secolo, quando l'opera verrà poi registrata nella collezione francese del Cardinale.

Quali siano i pensieri del giovane lo si può intuire se si osserva, nel dipinto in esame e più chiaramente in quello del Savoldo, lo spartito musicale attaccato alla parete alle sue spalle: oltre alla firma dell’artista, si legge un brano musicale che è stato identificato con una composizione del padovano Francesco Patavino. Il pezzo - uno dei rari profani del musicista - è il lamento di un innamorato deluso. Gli occhi, sotto il cappello nero a tesa larga che gli ombreggia il viso, sono rivolti verso lo spettatore. Il giovane appare tuttavia chiuso in sé stesso e traspare un'idea di una profonda malinconia. Le mani sono illuminate in maniera incidente, rivelando uno straordinario brano di verismo, tipico del Rinascimento bresciano di cui Savoldo fu uno dei protagonisti, arrivando a influenzare non solo Caravaggio, ma tutta una lunga serie di artisti sia coevi che posteriori.

 

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