Scheda articolo : 181245
Ritratto di bambine, Alabastro
Epoca: Ottocento

Bottega di Ferdinando Vichi (1875-1945)

Ritratto di bambine

Alabastro

 

Ritrarre l’infanzia richiede una percezione ed una coscienza della psiche umana che travalica la normale capacità di introspezione: i tratti fisiognomici di un bambino sono sfuggenti, ancora poco caratterizzati, privi di quell’espressività che il tempo e l’esperienza incidono sul volto degli adulti. Occorre dunque saper rendere, se parliamo di scultura, quei sottili tratti che contrassegnano un’età a sè stante.

La raffinata scultura in alabastro che ritrae due fanciulli cristallizza in un attimo la spontaneità infantile nel gioco. Il bambino, con tono scherzoso, pone le sue mani sul volto della bambina per celarne la vista, mentre lei stessa si ribella tentando di allontanarne il braccio con la mano sinistra. Sono colti in un momento di intimità e quotidianità: il loro movimento è fermato in una posa lungi dall'essere retorica, ma nell'occasione di un consueto e istintivo attimo di gioco.

Il soggetto, la posa, la realizzazione attenta a riprodurre fedelmente la realtà sono da inquadrarsi nel preciso ambito della cultura scultorea ottocentesca della bottega di Ferdinando Vichi (Firenze, 1875-1945).

Nella scultura di Ferdinando Vichi si nota un'abilità appassionata e una forza armonizzante che domina le forme, e che non tende quasi mai a rappresentare occasioni simboliche o esemplari, ma piuttosto attimi che rientrano nell'ordinaria consuetudine.

Una serie di confronti con altre opere firmate dall'autore risulta essere maggiormente esplicativo per comprendere il sentimentalismo intrinseco che pervade le sue sculture. Si osservino i numerosi ritratti delle madri che giocano con i bambini, i due bambini che scherzano su una sedia, il busto con i due anziani con lo sguardo teneramente rivolto l'un l'altro o ancora i due bambini che leggono il libro di Pinocchio.

Ferdinando Vichi nasce a Firenze, dove frequenta l'Accademia di Belle Arti. Diventa titolare di un affermato laboratorio di alabastrai nella seconda metà dell'Ottocento. Fotografo e scultore, sin da giovane si fa apprezzare come raffinato ritrattista, esponendo anche al Salon di Parigi e lavorando in tutta Europa, nelle Americhe e persino in India. Dopo alcuni riconoscimenti, tra i quali gran premio e medaglia d'oro alle Esposizioni di Venezia e Livorno, nel 1907 viene insignito del titolo di Cavaliere del Regno. Tra i lavori più famosi eseguiti dal Vichi, andranno ricordati i busti dei presidenti americani Kinley, Roosevelt e Taft. In Italia, da ricordare, un busto del Maresciallo Cadorna e un busto in bronzo raffigurante il Duce in tunica romana.

Nelle sue sculture si scorge l'armonia nella posa stessa: essa trova sempre un equilibrio, una reciprocità essenziale tra gli elementi raffigurati che, unendosi, divengono una nuova unità, esteticamente inscindibile.

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