Scheda articolo : 175518
Camillo Filippi (1500-1574), Il Battesimo di Cristo, Olio su tavola, cm 53 x 37
Epoca: Cinquecento

Camillo Filippi (1500-1574)

Il Battesimo di Cristo

Olio su tavola, cm 53 x 37

 

La raffinata resa della tavola in esame, l'impostazione, l'eleganza della definizione paesistica consentono di individuare la mano di Camillo Filippi (1500-1574), insieme al figlio Sebastiano (1528/1532-1602) tra i principali esponenti della scuola ferrarese del XVI secolo.

Si conoscono pochi estremi biografici di questo pittore attivo a Ferrara almeno dal 1523, anno in cui compare come testimone in un documento. Lavorò al fianco dei principali maestri ferraresi del Cinquecento, come Battista Dossi, del quale fu forse discepolo, il Garofalo e Gerolamo da Carpi. Con questi ed altri pittori, lavorò nel 1537 alle decorazioni della “delizia” estense di Belriguardo, delle quali oggi rimangono gli affreschi della sala della Vigna. Attorno al 1541 fu impegnato nella residenza estense della Montagnola con Gerolamo da Carpi. Filippi partecipò inoltre alle decorazioni del camerino dei Baccanali, nel Castello Estense di Ferrara eseguendo, nel 1555 circa, il Trionfo di Arianna, la Vendemmia e il Trionfo di Bacco; agli affreschi dell’oratorio dell’Annunziata, già sede della Confraternita della Buona Morte, diede mano assieme ai due figli Sebastiano e Cesare, eseguendo gran parte dei riquadri. Morì a Ferrara nel 1574, come si legge sulla lapide della tomba di famiglia già nella chiesa di Santa Maria in Vado.

Nella tavola in esame, raffigurante il Battesimo di Cristo, l'attenzione è posta sulla scena centrale, amplificata oltremodo dalla luce proveniente dall'alto, dove la figura del Padre invia la Colomba dello Spirito Santo circondata da raggi divini. Questa luce, manifestazione della presenza e della volontà divina, avvolge la scena nella sua interezza, dilatandosi nello spazio. Il Cristo, le cui mani sono giunte in un evocativo gesto di preghiera, riceve il battesimo da San Giovanni, raffigurato con un bastone terminante a croce e la banda avvolta su cui si può leggere la scritta: Ecce Agnus Dei. Tra i due personaggi un angelo reca le sacre scritture. La presenza del paesaggio in sottofondo è elemento caratteristico e ricorrente nella produzione di Camillo Filippi. Dalle architetture un prima piano, la definizione paesistica sfuma nella lieve foschia dell'orizzonte. La vegetazione, in particolar modo quella in primo piano, è rappresentata in maniera magniloquente, con un andamento leggermente arcuato che dona dinamismo alla composizione.

In una pala d'altare, raffigurante il medesimo soggetto, conservata alla Pinacoteca dell'Accademia dei Concordi di Rovigo, si può osservare non solo il medesimo impianto figurativo, ma anche l'iconografia del Dio Padre nella lunetta superiore e lo stesso gusto nella definizione del paesaggio. La definizione delle fronde degli alberi, della vegetazione e del terreno è analoga nei due dipinti. Nella tavola conservata alla Pinacoteca Nazionale di Ferrara rappresentante la Resurrezione di Cristo con san Sisto papa, san Bernardo, san Lorenzo e san Giorgio bisogna evidenziare il confronto stilistico con la figura del Cristo, nell'impostazione, nella resa del volto, nelle pieghe del panno. Nell'Adorazione dei pastori custodita presso l'Ashmolean Museum of Art and Archaeology di Oxford è ravvisabile la stessa iconografia del Dio Padre con gli angeli nella lunetta superiore ed il paesaggio che gradualmente sfuma in sottofondo. Una rappresentazione dove la realtà sfuma nell'irrealtà, opera di un pittore tra i più presenti nella documentazione della camera Ducale Estense per più di quattro decadi.

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