Scheda articolo : 173627
Pasquale Ottino (1578-1630), Decollazione di san Giovanni Battista, Olio su lavagna, cm 40 x 52
Epoca: Cinquecento

Pasquale Ottino, detto Pasqualotto (1578-1630)

Decollazione di san Giovanni Battista

Olio su lavagna, cm 40 x 52; con cornice cm 57 x 69

 

La pittura su pietra, nota sin dall'antichità, e ripresa a Roma nel Cinquecento, fu particolarmente ricercata per il concetto di eternità dell'opera d'arte. Pittori come Sebastiano del Piombo o Pietro Bembo erano certi che, tale tecnica artistica, essendo priva di preparazione e grazie al supporto inalterabile, fosse indistruttibile, inattaccabile dai tarli e dall'umidità. In realtà l'eternità della pietra contrasta con la particolare fragilità del supporto, così da rendere, specialmente le opere più estese, particolarmente soggette a rotture e fenditure. La maggior parte dei dipinti su tale supporto giunti a noi sono oggi di piccole dimensioni, come il modello qui esaminato, legato alla devozione ed al collezionismo privato, che li considerò spesso vere e proprie meraviglie, naturalia da inserire nelle wunderkammer. I supporti di pietra più utilizzati erano il marmo, l'ametista, la pietra di Volterra detta paesina, i lapislazzuli indiani, l'alabastro e, come in questo caso la lavagna nera, detta pietra di paragone. Verona fu un centro particolarmente attivo nella produzione di piccoli dipinti sulla locale pietra di paragone, ed è proprio al centro scaligero che va riferita l'opera esaminata, in particolare alla mano di un pittore che ben conosceva le realizzazioni di Felice Riccio, detto Brusasorci o Brusasorzi (1539-1605) e dei suoi allievi come Marcantonio Bassetti (1586-1630) e Pasquale Ottino, detto Pasqualotto (1578-1630). Ed è proprio nella mano di quest'ultimo, in virtù delle comparazioni stilistiche, che va individuata la realizzazione dell'ardesia esaminata. Le opere su ardesia delle botteghe veronesi conquistarono nel breve non solo i mercati dell'Italia Settentrionale, imponendosi come oggetto prezioso da conservare nel proprio studiolo, ma si insinuarono nell'immaginario di nobili e borghesi di tutta Europa. Nell'opera esaminata troviamo la ricerca di un drammatico e coinvolgente realismo che si unisce all'attenta lettura dei testi evangelici. L'episodio della decollazione del Battista è ambientato all'interno delle carceri, spazialmente strutturate in più ambienti e ben rischiarate dalle fiaccole sostenute dai soldati. In primo piano il boia brandisce nella mano sinistra la testa del Battista riverso a terra, mentre con la destra sostiene la spada insanguinata. Accanto a lui si trovano due donne: Salomè e presumibilmente Erodiade. La giovane, ritratta con ricchi abiti panneggiati ed un particolare copricapo, sta porgendo allo sgherro un vassoio pronto per ricevere il premio richiesto ad Erode. Alle sue spalle la madre, rappresentata con un turbante bianco, osserva l'orrifica scena. La qualità pittorica dell'opera si aggiunge qui alla rarità e preziosità del materiale, impiegato in questo caso anche per la resa notturna della scena.

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