Scheda articolo : 171146
Filippo Vitale (1585 - 1650), San Bartolomeo, Olio su tela, cm 60 x 48
Epoca: Seicento

Filippo Vitale (Napoli, 1585 - 1650)

San Bartolomeo

Olio su tela, cm 60 x 48; con cornice cm 71 x 60

 

La tela in esame individua la mano di un pittore di grande forza espressiva, esponente di primo piano dalla grande stagione riberesca, come Filippo Vitale (1585 – 1650).

Di Filippo Vitale non parla il De Dominici, l’attento biografo settecentesco, al quale siamo debitori di gran parte delle conoscenze sul Seicento napoletano e questa circostanza ha pesato nel determinare il lunghissimo oblio, durato secoli, nel quale è stato relegato il pittore. Sarà Ferdinando Bologna, prima nel 1955 e poi nel 1991, a restituirci degnamente l’attività del Vitale, raggruppando attorno ad un nucleo di opere certe, firmate o documentate, una serie di dipinti collegati per decise affinità stilistiche.

Filippo Vitale (1585 - 1650 ) fu attivo a Napoli durante il periodo barocco. Era uno dei membri della cerchia caravaggesca di pittori formatasi attorno al valenciano Jusepe de Ribera (1591 - 1652). Conosciamo il suo legame familiare con Pacecco de Rosa (1607 - 1656), di cui era un patrigno, e la reciproca influenza. Nei primi anni del XVII secolo era legato alla bottega di Carlo Sellitto (1581 – 1614). Successivamente si avvicinò e fece parte del gruppo di pittori filo-spagnoli, molto vicini allo stile di Jusepe de Ribera, dal quale deriva la sua forte espressività e i contrasti di luci e ombre che caratterizzano la sua pittura.

San Bartolomeo (Caana ?, I secolo - Albanopolis, Armenia, I secolo), è un personaggio del Nuovo Testamento, apostolo e martire ebreo di Gesù. L'apostolo viene chiamato con questo nome nei sinottici, mentre nel vangelo di Giovanni è indicato con il nome di Natanaele (Gv 1,45; 21,2), sempre che si accetti l'identificazione tra questi due personaggi, cosa di cui alcuni studiosi dubitano. Era originario di Cana in Galilea, e morì martire nella seconda metà del I secolo, probabilmente ad Albanopolis in Armenia. Non si hanno informazioni sulle sue date di nascita e di morte. Il suo nome compare nell'elenco dei dodici inviati da Cristo a predicare; compare poi negli Atti, dove viene elencato assieme agli altri Apostoli dopo la risurrezione di Cristo. La tradizione racconta della sua vita missionaria in varie regioni del Medio Oriente. Secondo alcuni si spinse fino in India. Una tradizione armena afferma che il corpo dell'apostolo fu sepolto ad Albanopolis, città in cui subì il martirio. Nel 507 l'imperatore Anastasio I lo fece trasferire a Daras, nella Mesopotamia, dove costruì in suo onore una splendida chiesa. Nel 580 una parte dei resti mortali fu probabilmente trasferita a Lipari, al nord della Sicilia. Durante l'invasione dei saraceni le reliquie del santo nell'838 furono traslate a Benevento finché prima dell'anno 1000, per l'intervento dell'imperatore Ottone III, giunsero a Roma e furono collocate nella Basilica di San Bartolomeo all'Isola, edificata sull'Isola Tiberina. Divenne famoso per la sua facoltà di guarire i malati e gli ossessi. Bartolomeo fu condannato alla morte Persiana: fu scorticato vivo e poi crocefisso dai pagani. In conseguenza del suo martirio viene spesso rappresentato con un coltello, come nella tela qui analizzata.

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