Scheda articolo : 171117
Francesco Cozza (1605 – 1682), Leda e il cigno, Olio su tela, cm 56 x 68
Epoca: Seicento

Francesco Cozza (Stignano, 1605 – Roma, 1682)

Leda e il cigno

Olio su tela, cm 56 x 68; con cornice cm 75 x 85

 

L'impostazione stilistica e formale consente di individuare la mano di un pittore romano come Francesco Cozza (1605 – 1682). Nato in Calabria, a Stignano, nel 1605 Francesco Cozza svolse la sua attività prevalentemente a Roma. Inizialmente fu allievo e collaboratore del Domenichino (1581 - 1641), dal quale assimilò i tratti distintivi del classicismo bolognese, tratti che si possono cogliere anche nell'opera qui analizzata. Affrancatosi dal maestro, dal 1631, svolse in maniera indipendente e con successo la sua attività. Nel 1648 si attesta la sua adesione alla Congregazione dei Virtuosi del Pantheon e i rapporti con Gregorio Preti (1603 - 1672), fratello di Mattia (1613 - 1699) e membro della medesima istituzione. Tra il 1637 e il 1641 l'artista soggiornò a Napoli, mentre nel decennio successivo, tra il 1658 e il 1659 eseguì la decorazione della Stanza del fuoco in Palazzo Doria Pamphilij a Valmontone, dove conobbe Gaspard Dughet (1615 - 1675) e Mattia Preti, due artisti che certamente influenzarono la sua pittura.

L'episodio di Leda e il cigno, ha da sempre affascinato appassionati e non di mitologia. La leggenda narra che Zeus, innamoratosi di lei, si trasformò in un cigno per accoppiarsi con lei sulle rive del fiume Eurota e che nella stessa notte lei poi giacque anche con il marito Tindaro. Dopo queste unioni, tramite delle uova nacquero i Dioscuri (Castore e Polluce), Elena e Clitennestra. Molto elegante risulta questa composizione dove il cigno, è già abbracciato con Leda, mentre un Putto, con un lenzuolo, sembra chiudere la scena, lasciando però intravedere la luce alle loro spalle.

Alcuni interessanti confronti stilistici possono essere riscontrati con una versione di Agar e Ismaele nel deserto al Rijksmuseum di Amsterdam, una Madonna con Bambino e un Ratto d'Europa, entrambi in collezione privata.

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