Scheda articolo : 170681
Pietro Paoletti ( 1834-1844/45) Contenitori a forma di libro contenente 51 camei, Gesso; Contenitore: legno, cartoncino impresso e carta con dorso in pelle,Cm 4,5 x 26
Autore : Pietro Paoletti
Epoca: Ottocento

Pietro Paoletti (Bottega attiva dal 1834-1844/45)

Contenitori a forma di libro contenente 51 camei raffiguranti figure e scene dell'antichità e mitologiche

(51) Gesso ; Contenitore: legno, cartoncino impresso e carta con dorso in pelle,

Cm 4,5 x 26 x 16,5

Durante il XIX l'opportunità di effettuare il Grand Tour, il tradizionale viaggio in Europa, spesso della durata di tre o quattro anni, si diffuse dall'aristocrazia alla nuova elite industriale, le mete turistiche, ovvero le città considerate i maggiori centri di cultura, come Parigi, Roma, Venezia, Firenze e Napoli, spostarono la loro attenzione dalle classi privilegiate per soddisfare le esigenze della ricca “middle class”, compreso il commercio di souvenir.

Le incisioni raffiguranti le più importanti attrazioni delle città iniziarono ad essere diffuse ovunque come souvenir. Oltre agli album di vedute, durante il Grand Tour si sviluppò un altro tipo di souvenir, gli ormai quasi dimenticati cammei. Il gusto per queste antiche gemme incise fu rilanciato come parte di una ripresa dell'arte classica e successivamente riprodotti come calchi in gesso in miniatura. Montati in imitazioni di rilegature, questi cammei in gesso crearono dei minuziosi raccoglitori della conoscenza neoclassica e dell'arte.

Qui è analizzato un raccoglitore a forma di libro dove sono conservati 51 calchi in gesso raffiguranti, profili e temi tratti dall'antichità. La raccolta è riconducibile alla bottega di Pietro Paoletti, attiva tra il 1834 e il 1844/45. Al suo interno sono presenti delle pagine scritte a mano dove sono identificati i singoli cammei con alcuni dettagli a loro relativi.

Allievo dell'affrescatore bellunese Giovanni De Min, Pietro Paoletti (Belluno 1801 – ivi 1847) si mosse tra il neoclassicismo del maestro, il purismo e il romanticismo. Nel 1827 dal Veneto ove operava, in prevalenza Padova e Venezia, si spostò a Roma accompagnato dalle raccomandazioni del conte Leopoldo Cicognara. Alla corte pontificia ebbe come protettori il Cardinale Placido Zurla e Papa Gregorio XVI. Lavorò a Rieti, dove ebbe come amico il poeta Angelo Maria Ricci.

Paoletti fu ai vertici del freschismo italiano del tempo, fu attivo a Villa de Manzoni ad Agordo, Palazzo Ricci a Rieti, Palazzo Lucernari e del Governatore a Roma, Logge Vaticane, Chiesa del Cenobio di Montecassino, Chiesa di S. Isidoro a Roma.

Molte proprietà della famiglia del principe Alessandro Torlonia a Roma (Teatro Apollo, Palazzo Torlonia in Piazza Venezia, Villa Torlonia sulla Nomentana), Casa dell’Intendente all’Aquila, Tempio di S.Francesco a Napoli, Cappella di San Pio V in Vaticano, Caffè Pedrocchi e Palazzo Cittadella-Vigodarzere a Padova, Villa Patt a Sedico, Chiesa di S.Maria Formosa a Venezia, Palazzi Bortolan e Spineda a Treviso, Palazzo Vecchia a Vicenza, accolgono, o onservavano, le sue opere. Paoletti fu anche un buon pittore a olio; lasciò dipinti con soggetti storici, religiosi, mitologici, numerosi anche i ritratti. Nel disegno a penna il Paoletti sembra non avere avuto rivali.

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