Scheda articolo : 170093
Bottega di Pieter Paul Rubens (1577 – 1640), Leoni, Olio su tela, cm 173 x 243
Epoca: Seicento

Bottega di Pieter Paul Rubens (Siegen, 1577 – Anversa, 1640)

Leoni

Olio su tela, cm 173 x 243; con cornice cm 182 x 252

La qualità e l'impostazione stilistica della tela in esame consentono di individuare la mano di un artista attivo nella bottega di Pieter Paul Rubens (1577 – 1640), personalità dominante della pittura fiamminga ed europea nel XVII secolo. Il suo stile, dinamico e intenso, commovente per la forza espressiva e l'emozione che sa suscitare è punto di riferimento per la pittura barocca europea del Seicento. Rubens diresse uno studio molto grande, preparando molti allievi e utilizzando numerosi collaboratori, fra i quali si possono citare Frans Snyders (1579 – 1657) o Jacob Jordaens (1593 – 1678). Il pittore, attivo nella sua bottega doveva conoscere un'opera del grande maestro Fiammingo, Daniele nella Fossa dei Leoni, realizzato dal maestro attorno al 1615, attualmente conservata alla National Gallery of Art di Washington DC. Interessante la storia di questo dipinto che fu inizialmente acquistato da Sir Dudley Carleton, ambasciatore inglese all'Aia, in cambio di oltre cento pezzi di scultura classica. Dopo essere stato mostrato a re Carlo I, entrò nella collezione dei duchi di Hamilton, dove rimase per oltre due secoli, prima di venire acquistato, dopo alcuni passaggi, nel 1965, dalla National Gallery of Art di Washington DC. Nella tela qui analizzata non compare però nessun riferimento all'episodio biblico di Daniele gettato nella fossa dei leoni ma tutta l'attenzione si concentra sul dato naturale, sul fascino della fiera selvaggia, sulla ricerca espressiva, tesa a sottolineare la forza e la nobiltà del leone, nelle vigorose anatomie, nel forte ruggito quanto nell'intensità dello sguardo. Questa opera, dalle dimensioni monumentali, nasce probabilmente dalla richiesta di una committenza privata di alto livello per la decorazione di una grande villa o di un castello. Numerose sono le opere musealizzate che si possono citare, la cui ispirazione nasce dalla tela di Washington: un Daniele nella fossa dei leoni, realizzato da un seguace di Rubens si trova a Vienna, presso il Kunsthistorisches Museum. Dello stesso soggetto si conoscono anche alcune incisioni fra cui si possono citare quella realizzata da W. P. de Leuuw e quella di Welzer Hollar. Alcuni disegni dello stesso Rubens, raffiguranti Leoni, sono conservati, fra gli altri, presso la National Gallery di Londra e presso quella di Washington. Tutte le opere appena citate sono pubblicate in R. A. d’Hulst and M. Vandenven, The Old Testament (Corpus Rubenianum Ludwig Burchard, III), London – Oxford – New York, 1989, n. 134 e ss. Di grande qualità e fascino risulta la materia pittorica nei continui e vibranti passaggi di luci e ombre, più forti nella resa delle anatomie, più esili e ricercati nella modellazione delle criniere. La definizione di un paesaggio, le diverse pose dei leoni raffigurati in branco, sembrano cogliere un momento di riposo delle fiere, forse dopo aver catturato una preda. Nonostante questo, le pose, come la resa della materia pittorica sono tali da trasmettere all'osservatore tutto il fascino e la forza di questo animale, che sin dai tempi più remoti ha affascinato l'uomo. La gigantesca misura dei dieci leoni e la loro posizione vicino allo spettatore, unite al disegno asimmetrico intensificano il senso dell’immediatezza. La definizione dei leoni si ispira ad una specie marocchina, nota anche come leone dell'Atlante o Berbero, specie che nel XVII secolo era ospitata nei giardini del palazzo del governatore spagnolo a Bruxelles. Si tratta di una specie estinta in natura dato che l'ultimo esemplare selvatico fu abbattuto nel 1942; alcuni esemplari sopravvivono in cattività. Oltre al già citato dipinto conservato a Washington, la rappresentazione del leone torna in altre opere di Rubens come una Caccia al leone, conservata presso l'Alte Pinakothek di Monaco in Germania, dipinto di cui si conserva un disegno preparatorio presso la National Gallery di Londra. Anche un artista come Frans Snyders, attivo nella sua più stretta cerchia, è rimasto colpito dal soggetto del leone che ritorna in una sua rappresentazione della Favola del Leone e del topo, conservata al Museo del Prado di Madrid o una scena di Caccia fra leone e cinghiale conservata presso la Sammlung Pinakothek di Monaco.

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