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Cerchia di Federico Barocci (1535 - 1612) Il Perdono di San Francesco, Olio su tela, cm 56 x 34
Epoca: Seicento

Cerchia di Federico Barocci (Urbino, 1535 - Urbino, 1612)

Il Perdono di San Francesco

Olio su tela, cm 56 x 34; con cornice cm 72 x 48

L'opera esaminata deve essere riferita ad un artista che ben doveva conoscere le opere di Federico Barocci (circa 1535-1612), uno dei più importanti pittori manieristi del XVI secolo. Le opere del Barocci sono caratterizzate da uno straordinario uso del colore con composizioni affascinanti e intellettualmente molto interessanti. L’arte del Barocci, membro del terzo ordine francescano, fu particolarmente influenzata dalla sua fede; i suoi capolavori sono realizzati con grande pietà e testimoniano la sua devozione. L'opera in esame trae la sua ispirazione dall'opera del maestro realizzata per la chiesa di San Francesco a Urbino.

Pittore amato dalla corte roveresca e molto apprezzato in ambito romano tanto da ricevere una qualificata committenza, Barocci, sotto l’ala della Controriforma, elabora un linguaggio che sarà capace di viaggiare ben oltre i confini del ducato. Barocci riesce a far convivere il naturalismo della rappresentazione, con l’ideale del bello che si svela spesso nell’epifania del divino. Attraverso una perizia tecnica che domina le forme ed il colore, l’artista attribuisce fondamentale importanza all’invenzione e alla preparazione del disegno. Il Perdono d'Assisi rappresenta un tema di riconciliazione; è una proposta salvifica di perdono universale che portano i francescani, da sempre vicini alla gente più umile. Secondo la tradizione, in una notte di luglio del 1216, Francesco d'Assisi in preghiera presso la chiesa della Porziuncola ebbe una visione di Gesù e della Madonna circondati da una schiera di angeli. Gli fu chiesto quale grazia desiderasse, avendo egli tanto pregato per i peccatori. Francesco chiese che fosse concesso il perdono completo di tutte le colpe a coloro che, confessati e pentiti, visitassero la chiesa. Il soggetto ebbe subito una grande diffusione, anche grazie all'incisione tratta dallo stesso Barocci.

La prima idea del quadro, contenuta nel modello a olio su tela conservato nella Galleria Nazionale delle Marche, prevedeva alla destra del Cristo l’immagine di santa Chiara. È verosimile che la decisione di sostituire la santa francescana con San Nicola sia legata al nome del committente dell’opera, Nicolò Ventura detto il Fattore. La figura del Cristo nel Perdono d'Assisi, sospeso a mezz’aria sulla testa dei cherubini, si collega da un punto di vista compositivo l’Immacolata Concezione della Galleria Nazionale delle Marche. La tela in esame, vicinissima alla produzione del Barocci può essere accostata alla mano di un artista come Alessandro Vitali (1580 – 1640), allievo del Barocci, entrato giovanissimo, nel 1598, al servizio del duca di Urbino. Come primo lavoro gli fu commissionata una copia da una Natività del Barocci. Per quanto il Vitali sviluppò uno stile e una produzione personale, la sua opera, anche per le commissioni ricevute, rimane vicina alla produzione del Barocci e il suo stile è certamente influenzato dal maestro, in particolare per il disegno e la ricerca cromatica.

Lo schema compositivo suddivide la tela in due registri sovrapposti e, allo stesso tempo, fusi tra loro. Un ruolo centrale è occupato dal Cristo, rappresentato in piedi su cherubini, tra la Madonna e san Nicola; san Francesco appare inginocchiato in preghiera con lo sguardo verso di lui. Si instaura un rapporto dialogico tra il Cristo, la Porziuncola alle spalle di san Francesco e lo stesso osservatore.

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