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Giovanni Luigi Rocco (Attivo 1701 - 1759), Scontri di cavallerie cristiana e turca
Epoca: Settecento

Giovanni Luigi Rocco (Attivo 1701 - 1759)

Scontri di cavallerie cristiana e turca

(2)Olio su tela, cm 51 x 77; con cornice cm 60 x 86

Queste spaziose e ben articolate scene di battaglia tra truppe cristiane e turche, incentrate sui fitti scontri di cavalieri in posizioni centrali, mentre ai lati si apre lo sfondo di una pianura, dove prosegue lo scontro, con un secondo punto di vista bellico, e dove si notano delle fortificazioni, è una significativa e tipica testimonianza della produzione pittorica di Giovanni Luigi Rocco. Attivo nella prima metà del Settecento, con una probabile formazione napoletana per un'affinità con i modi di Paolo de Matteis, associata ad una originale personalità in linea con la contemporanea evoluzione della pittura napoletana, da Luca Giordano a Francesco Solimena, ben edotta del precedente sviluppo seicentesco nello specifico genere battaglistico con Falcone e De Lione, Rosa e Coppola, nonché parallelamente di quello romano e nella fattispecie del caposcuola Jacques Courtois. Come fa notare Sestieri nel volume I pittori di Battaglie. Maestri italiani e stranieri del XVII e XVIII secolo (De Luca ed., Roma 1999, pp. 438-441) è da ravvisare anche una conoscenza delle opere del Brescianino. E' dal Borgognone invece che il Rocco riprende il gusto dell'impostazione e dei tagli espositivi delle sue scene, in una vivace ma equilibrata contrapposizione tra le masse emergenti dei combattenti e le aperture paesaggistiche delle ambientazioni, come appunto si può ben riscontrare nelle tele esaminate. Cifra stilistica che permette di risalire con chiara evidenza alla paternità del Rocco per le opere in oggetto, sulla base di puntuali e convincenti riscontri con varie sue opere di sicura autografia, sono i numerosi personaggi emergenti in primo piano che si dividono in numerose scene narrative che culminano nello scontro centrale tra un condottiero cristiano colto nel momento dello sparo agli avversari turchi o nel soldato che, armato di spada, sta per colpire l'avversario. I singoli personaggi risultano così delineati con appropriata sicurezza di posture e gestualità. Il combattimento è rappresentato con grande foga, le urla e la rabbia dei contendenti sembrano travalicare dalla superficie della tela, animando le mischie furiose dai volti corrucciati. I cavalieri si inseguono, i destrieri, i morti ed i feriti completano la composizione così ricca di dettagli, come il tamburo a terra. La ricostruzione della cifra stilistica del Rocco, delineata da Giancarlo Sestieri (Op. cit.), si basa in primo luogo sul recupero di tre sue notevoli battaglie firmate per esteso, apparse in due aste Sotheby's a New York negli anni settanta (07/06/1978, n. 138 e 01/12/1978, n. 117), alle quali si sono potute collegare diverse altre tele, contrassegnate da manifeste peculiari analogie, tra cui anche una già pubblicata da Patrizia Consigli (La Battaglia nella pittura del XVII e XVIII secolo, Parma 1994, n. 129), sul cui retro compare l'antica iscrizione: “Soy del R. Colisco/Ano de 1754. Tale iscrizione permette una connessione con la Spagna già messa in luce da J. Urrea (Catalogo della mostra Itinerario italiano de un monarca espanol. Carlos III en Italia 1731-1759, Madrid 1989, p. 53), pubblicando un dipinto del Rocco rappresentante l'Assedio di Gaeta. Un'importante conferma di un'attività spagnola del Rocco è stato il recente recupero di quattro sue importanti tele (cm 102x108), esitate in asta in Spagna nel 2007, relative alla campagna condotta in Italia nel quarto decennio del Settecento, a partire dal 1731, dall'infante Carlos de Bourbon, per entrare in possesso dell'eredità materna sui ducati Farnese. Nella mostra dell'Aquila, Pugnae. La guerra nell'arte (A&V ed, Roma 2008, p. 13), fu esposto l'episodio della Campagna per la conquista del regno di Napoli da parte di Carlo III. Nella medesima mostra sono stati esposti ulteriori due esempi raffrontabili con la tela analizzata provenienti da una collezione privata di Ospedaletti, in cui è riconoscibile la medesima armonica distribuzione dei personaggi in primo piano, mentre sullo sfondo si intravedono i tipici luminosi paesaggi. In conclusione le fisionomie, la resa atmosferica e la tipologia dei cavalli consentono debite certezze filologiche con le opere citate, esaltate spesso da un cromatismo vivo delineato da una pennellata vivida e marcata, con dei rossi e degli azzurri molto forti, che danno la sensazione che si sia voluta ricalcare l’asprezza dei combattimenti e l’animosità dei contendenti.

Opera corredata dalla perizia del prof. Giancarlo Sestieri

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