Scheda articolo : 169034
Scultore neoclassico, fine XVIII secolo, Venere, Marmo bianco, h. cm 106
Epoca: Ottocento

Scultore neoclassico, fine XVIII secolo

Venere

Marmo bianco, h. cm 106

L'elegante e monumentale scultura qui analizzata, reca in se tutto il fascino e la raffinatezza del mondo e del gusto neoclassico. La Venere è ispirata alla cosiddetta Venere Italica di Antonio Canova; di grande interesse risulta la storia di questa scultura. L'opera fu commissionata come compensazione per il trasferimento in Francia della Venere de' Medici, portata oltralpe da Napoleone Bonaparte. L'ispirazione va individuata a un livello ideale e spirituale; cercò infatti, come fa lo scultore in questo marmo, di rievocarne la tenerezza della carne, il suo dolce vibrare, il movimento nello spazio, che rende attraverso l'articolazione libera del corpo e la delicatezza delle sfumature. La Venere è colta nel classico tema della Venus Pudica, scolpita nell'atto di coprirsi, sorpresa dall'arrivo di qualcuno.

Ugo Foscolo farà un confronto tra le due opere, quella del Canova e quella antica, e dirà della prima: "Lusinga il paradiso in questa valle di lacrime", volendo esprimere con queste parole la superiorità della statua dello scultore neoclassico, questa Venere più reale, quindi più desiderabile.

Si noti come anche in quest'opera c'è una voluta adesione alle teorie dello studioso tedesco Johann Joachim Winckelmann: la ricerca del bello ideale, la lontananza dallo sconvolgimento delle passioni e delle emozioni, sono presenti solo la "nobile semplicità e la quieta grandezza".

Dunque lo scultore riesce a esprime in questa opera tutta la bellezza e la grandezza del mondo neoclassico. La figura della Venere sembra in questo caso andare addirittura oltre alcuni stilemi; colta in un istante di movimento si ritrae su se stessa, coprendosi con un telo, mentre, lo sguardo, sorpreso e stupito, rimane diretto all'osservatore, in un raffinato contrasto di movimenti e direzioni. Di grande qualità la resa delle anatomie, come dei dettagli fisionomici o le raffinate pieghe del telo con cui la divinità si copre. La Galleria degli Uffizi possedeva la Venere de' Medici, una statua del I secolo a.C. realizzata da Cleomene di Appolidoro. Sottratta da Napoleone fu trasferita a Parigi al museo del Louvre. Quando Napoleone cadde nel 1815 tutti i paesi europei mandarono degli ambasciatori per il recupero del proprio patrimonio artistico e culturale. Fu proprio Canova a guidare la campagna che riportò allo Stato Pontificio le opere saccheggiate. Così anche la Venere de' Medici tornò agli Uffizi mentre la Venere Italica venne trasferita presso palazzo Pitti.

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