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XVIII Secolo, Rovine del tempio di Vespasiano e arco di Giano a Roma
Epoca: Settecento

XVIII Secolo

Rovine del tempio di Vespasiano e arco di Giano a Roma

Tempera su carta riportata su tela, cm 52 x 42, con cornice

 

La coppia di dipinti in esame raffigura due vedute di Roma: in una troviamo rappresentati i resti del tempio di Vespasiano, nell'altro la veduta dell'arco di Giano al Foro Boario.

Il tempio dell'imperatore Flavio fu iniziato sotto Tito e completato da Domiziano. La dedica originaria si riferisce al solo Vespasiano, nonostante il suo completamento sia avvenuto dopo la morte del figlio e successore Tito, che pure venne divinizzato come divus Titus. L'iscrizione, ora in parte perduta, fu copiata per intero nell'VIII secolo dal pellegrino detto "anonimo di Einsiedeln" e si riferisce ad un restauro di epoca severiana (tra il 200 e il 205 d.C.): DIVO VESPASIANO AVUGVUSTO S.P.Q.R. · IMPP. CAESS. SEVERVS ET ANTONINVS PII FELICES AVGG. RESTITVER. Il restauro severiano dovette essere piuttosto limitato, poiché la maggior parte degli elementi superstiti risalgono all'epoca flavia anteriore. Un nuovo restauro, citato dalle fonti, avvenne all'epoca di Caracalla; venne in seguito dedicato anche a Tito e raggiunse il suo aspetto finale solo all'epoca di Diocleziano.

Già agli inizi del XVI secolo l'edificio si conservava in condizioni simili alle attuali, con le sole tre colonne dell'angolo destro della facciata ancora in piedi. Nel XIX secolo il progressivo interramento aveva quasi raggiunto i capitelli delle tre colonne rimaste, quando gli scavi del 1811, provvidero a liberare i resti dell'edificio, permettendo il recupero dei frammenti della trabeazione ora ricomposti all'interno della galleria del Tabularium (accessibile dai Musei Capitolini).

Come testimoniano diverse incisioni tra il XVI e il XIX secolo, le rovine del tempio di Vespasiano, anch'esso collocato alle pendici del Campidoglio, vennero erroneamente identificate con quelle del tempio di Giove Tonante. Tra coloro che commisero questo errore va segnalato lo stesso Piranesi.

Il tempio di Giove Tonante venne eretto da Ottaviano per tenere fede ad un voto fatto durante le guerre cantabriche, in Spagna, nel 26 a.C. La costruzione dovette iniziare nel 24 a. C., dopo il ritorno a Roma. Inaugurato il 1 settembre del 22 a.C. con ogni probabilità andò distrutto in un incendio nel corso del I secolo. La sua esistenza è attestata da alcuni passi delle "Vite dei dodici Cesari" di Gaio Svetonio Tranquillo. Sebbene le fonti indichino chiaramente la posizione del Tempio di Giove alle pendici del Campidoglio verso il Foro Romano, manca qualsiasi evidenza archeologico che ne testimoni l'esistenza.

 

Il cosiddetto arco di Giano deve essere identificato con l'Arcus Divi Constantini citato dai Cataloghi regionari presso il Velabro. Il nome moderno non si riferisce al dio bifronte Giano, ma piuttosto deriva dal termine latino ianus, che indica un passaggio coperto, o una porta. Non si trattava di un arco trionfale, ma probabilmente di una struttura destinata ai commercianti che operavano nel Foro Boario. L'edificio ha pianta quadrata, con quattro massicci pilastri che sostengono una volta a crociera, costruiti in cementizio e rivestiti da blocchi di marmo di reimpiego. L'Arco oltre ad avere funzioni monumentali serviva da riparo dall'inclemenza del tempo ai mercanti romani che affollavano il Foro. Durante il medioevo, la famiglia romana dei Frangipane lo utilizzò come fortezza, chiudendone i fornici; quando queste opere furono eliminate, nel 1830, andarono perduti anche l'attico e il coronamento originari, perché non furono riconosciute come opere appartenenti alla struttura originaria.

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