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Cerchia di Polidoro da Lanciano, detto anche Polidoro Veneto (1515-1565), Sacra Famiglia con il Bambino, santa Elisabetta e san Giovannino
Epoca: Cinquecento

Cerchia di Polidoro da Lanciano, detto anche Polidoro Veneto (1515-1565)

Sacra Famiglia con il Bambino, santa Elisabetta e san Giovannino

Olio su tela, cm 135 x 162

Grazie al particolare cromatismo e alle soluzioni iconografiche, il dipinto, olio su tela, in esame rimanda al mondo veneto, nello specifico alla mano di un artista attivo nella cerchia di Polidoro da Lanciano (1515-1565), pittore abruzzese conosciuto anche come Polidoro Veneto o Veneziano. Egli giunse infatti giovanissimo a Venezia, dove si stabilì in contrada San Pantaleone, luogo dove era documentata una comunità di abruzzesi. Come attestano alcune Sacre Conversazioni fu attivo inizialmente in ambito tizianesco; presso la bottega del grande maestro trascorse anche un periodo di alunnato. Successivamente subì anche gli influssi di Paris Bordon e Bonifacio de' Pitati. La sua attività fu dedicata in forma pressoché esclusiva alla realizzazione di dipinti di soggetto religioso. Il prevalere del colore sul disegno, dei toni sulle forme, manifestano la cultura veneta dell’artista qui operoso. In particolare le tipologie del Bambin Gesù e della Vergine, nonché l’impostazione generale della scena sono tipici dell'opera di Polidoro da Lanciano e ai modelli da lui ripresi con le figure maestosamente in primo piano. Altrettanto tipiche sono le pose dei personaggi e le tipologie dei loro volti candidi. Una pittura di grande fascino, di cui bisogna sottolineare la qualità della resa cromatica e la capacità di introspezione che dona alla tavola in esame un significato intimo e profondo. Nella tela in esame la Sacra Famiglia viene raffigurata in primo piano e domina sul raffinato paesaggio che sfuma in lontananza fra tenui cromie accostate con cura ed eleganza. Solo la figura di Giuseppe, che risalta fra le fronde di alcuni alberi, appare più appartata. Si vuole sottolineare la particolare dolcezza di quest'opera, nel delicato gioco di sguardi e nella tenera gestualità. Bellissimo il piede del Bambino appoggiato su di un morbido cuscino bianco di cui il pittore riesce a trasmettere la reale sensazione materica e le pieghe, come nel raffinato gioco di luci e ombre della veste della Vergine. Interessante anche la raffigurazione di santa Elisabetta, meno comune in questa tipologia di rappresentazione.

Elisabetta compare nel Vangelo di Luca, madre di Giovanni il Battista e parente di Maria. Secondo il Vangelo di Luca, Elisabetta era moglie di Zaccaria, membro della classe sacerdotale ebraica, ed era parente di Maria; il grado di parentela non è specificato nei Vangeli. I due coniugi erano ormai in età avanzata quando Zaccaria, mentre svolgeva il suo servizio nel Tempio di Gerusalemme, ebbe visione dell'arcangelo Gabriele il quale annunciò la prossima nascita del loro primo figlio. Poiché Zaccaria non gli credette, per convincerlo Gabriele lo rese muto. Zaccaria riacquistò la parola dopo la nascita del figlio e, durante il rito della circoncisione, gli fu imposto il nome di Giovanni, come l'angelo aveva ordinato.

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