Scheda articolo : 167166
Attr. a Carlo Innocenzo Carloni (Scaria d'Intelvi, 1686 - 1775), Sacra Famiglia, Olio su tela
Epoca: Primi del Settecento

Attr. a Carlo Innocenzo Carloni (Scaria d'Intelvi, 1686 - 1775)

Sacra Famiglia

Olio su tela, cm 181 x 127; con cornice cm 207 x 146

 

Il dipinto in esame raffigurante una Sacra Famiglia, per impostazione stilistica e formale può essere attribuito a Carlo Innocenzo Carloni (1686 - 1775) , pittore originario di Scaria d'Intelvi (Como). Figlio dell'architetto Giovanni Battista, seguì il padre in Germania per apprendere la lingua tedesca e l'arte dello stucco. Poichè dimostrò maggior interesse e inclinazione per la pittura fu affidato alla bottega di Giulio Quaglio (1668 – 1751). Lo seguì a prima a Venezia e poi a Udine. Completò gli studi a Roma studiando con il veneto Francesco Trevisani (1656 – 1746).

Nel secondo decennio del XVIII secolo il Carloni risulta attivo in Austria dove riceve importanti commissioni fra cui una Glorificazione del Principe nel palazzo del Belvedere Inferiore ed una Glorificazione encomiastica nel Belvedere Superiore. Rientrato in Italia fu attivo in particolare tra Bergamo, Brescia e Monza. Partendo dagli insegnamenti dei maestri, Quaglio e Trevisani e da influenze lombarde come il Legnanino (1661 – 1713) arricchì a Vienna il suo stile a contatto con un ambiente dinamico e aperto dove avevano lavorato anche i migliori veneziani. Attorno alla metà del secolo, periodo a cui si può datare la tela qui in esame, è forte nel Carloni l'influenza veneta, in particolare di Giovanni Battista Pittoni (1687 – 1767).

La sua pittura è dolce, caratterizzata da un lieve languore negli atteggiamenti. Come nella tela in esame risultano ricercate le pose e le cromie, caratterizzate da preziosi e delicati passaggi di colore che sfumano in raffinati colpi di luce. Un calzante confronto stilistico si evidenzia in un dipinto raffigurante San Giuseppe con il Bambino, Sant'Antonio da Padova e Sant'Adelaide, conservato presso il Duomo di Bergamo ed originariamente realizzato per l'ex chiesa di San Michele dell'Arco. Si osservi in particolare, oltre alla definizione dello sfondo e delle figure di angioletti, la somiglianza con il volto della Vergine e la rese dei panneggi, raffinati nelle pieghe che cadono in maniera accurata ed equilibrata, con leggeri contrasti di luci ed ombre che sfumano l'uno nell'altro.

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