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Bottega di Jacopo Negretti detto il Palma Giovane (1548-1628), Venere e Amore nella fucina di Vulcano, Olio su tela
Epoca: Seicento

Bottega di Jacopo Negretti detto il Palma Giovane (1548-1628)

Venere e Amore nella fucina di Vulcano

Olio su tela, cm 41 x 56; con cornice cm 52 x 67

La tela in esame deriva da un modello di Jacopo Negretti, detto Palma il Giovane (1548 – 1628), artista di gusto manierista nato a Venezia nel 1548.

La sua formazione avvenne in un clima caratterizzato dalla contrapposizione tra la scuola veneta e quella romano-fiorentina: la prima dominata da Tiziano (1488/90 - 1576), mentre la seconda rappresentata da Raffaello (1483 - 1520) e Michelangelo (1475 - 15764). Jacopo inizia la sua attività artistica all’età di vent’anni entrando al servizio di Guidobaldo II della Rovere, per il quale eseguì a Urbino copie di Raffaello e Tiziano.

Dopo un periodo romano, risiedette stabilmente a Venezia e, dopo la morte del Tintoretto, nel 1594, divenne probabilmente il pittore più importante della città; durante la sua permanenza romana frequentò ambienti legati al manierismo.

Rientrato a Venezia vi trascorse il resto della vita e, dopo la morte del Tintoretto (1519 - 1594) nel 1594, divenne il pittore più importante della città.

Il suo stile e la sua arte si perfezionano proprio in Veneto sotto gli influssi luministici ed il movimento drammatico del Tintoretto, il verismo del Bassano e lo stile decorativo del Veronese (1528 – 1588).

Realizzò soprattutto dipinti con immagini religiose, storiche e mitologiche, dedicandosi anche alle tecniche incisorie. La tela, realizzata, da un artista operoso nella sua bottega, deriva da Venere e Amore nella Fucina di Vulcano conservata alla Gemaldegalerie di Kassel, in Germania.

Venere viene ritratta con Amore all'interna della Fucina di Vulcano. Secondo il mito Venere, moglie di Vulcano, si innamorò di Marte e con lui tradì il marito nella loro camera nuziale. Vulcano, saputo l'accaduto, si vendicò costruendo una rete invisibile, da legare attorno al letto disonorato. Così i due amanti, colti in flagrante durante il loro incontro furtivo, vengono intrappolati nella rete. Vulcano, per dar risalto alla sua vendetta, chiama tutti gli dei a raccolta per essere testimoni del fatto. Liberò poi i due amanti solo grazie all’intercessione di Nettuno. Dal loro amore sarebbe nato Cupido, anche se non tutte le versioni concordano sulla paternità della divinità dell'amore.

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