Scheda articolo : 158322
XVII secolo, Scuola napoletana, Scena di Battaglia
Epoca: Seicento

XVII secolo, Scuola napoletana

Scena di Battaglia

Olio su tela, cm 37 x 50

 

La scena di battaglia analizzata si inserisce nel filone battaglistico avviato definitivamente nel Seicento con la produzione di Jacques Courtois detto il Borgognone. La pittura di battaglia nacque e si diffuse tra il Seicento e il Settecento, incontrando notevole fortuna, in particolare in Francia e in Italia.

Il genere incontrò larga affermazione e lusinghiero successo tra i collezionisti anche nella pittura napoletana del Seicento, al cui ambito è riconducibile l'opera in esame.

La nobiltà amava adornare le pareti dei propri saloni con delle battaglie raffiguranti singoli atti di eroismo o complessi combattimenti che esaltavano il patriottismo e l’abilità bellica, virtù nelle quali i nobili amavano identificarsi.

Il Courtois fu attivo anche a Roma dove alcuni artisti napoletani soggiornarono conoscendone l'opera e l'influenza. Si possono citare fra gli altri Marzio Masturzio, allievo di Aniello Falcone a Napoli e Michelangelo Cerquozzi a Roma, o Andrea De Lione.

L'opera in esame per carattere stilistico e impostazione è prossima ai modi di Carlo Coppola, artista attivo nella variegata bottega di Aniello Falcone, nella quale occupò certamente una posizione di rilievo, come si evince dalle parole del biografo De Dominici, che dell’artista tramanda alcune notizie nelle pagine dedicate al celebre maestro. Impregnato della cultura tardo manierista di Belisario Corenzio, ebbe due sfere di interesse: il Falcone ed il Gargiulo. Dal primo prese ispirazione per i quadri di battaglia e gli esempi del suo maestro sono utilizzati come repertorio di immagini, rese con toni caldi e colori scuri, mentre nelle scene di martirio e nei quadri storici le soluzioni di maggiore libertà pittorica e chiaroscurale presentano una marcata adesione ai modi di Micco Spadaro.

Nella battaglia esaminata troviamo alcuni dei segni ricorrenti nella produzione artistica del Coppola, dalla composizione mossa e vivace, attenta tanto alla singola posa e azione dei cavalieri ritratti, quanto alla veduta d'insieme, alla definizione dei cavalli, nella coda e nel muso: sfuggente, affilato, con gli occhi accennati al di fuori delle orbite, intenti, quasi, ad osservare lo spettatore.

 

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