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Alessandro Castelli (Roma, 1809-1902), Paesaggio pastorale con città arroccata
Epoca: Ottocento

Alessandro Castelli (Roma, 1809-1902)

Paesaggio pastorale con città arroccata

Olio su tela, cm 101 x 162

Firmato in basso a sinistra Alessandro Castelli, 1861

 

Il paesaggio in esame, sospeso tra sogno e realtà è firmato da Alessandro Castelli (1809 – 1902), pittore romano che attraversa un secolo ed epoche diverse, con uno stile personalissimo, di rara bellezza e fascino.

Iniziò a studiare con lo zio Simone Pomardi (1760 – 1830), prima di essere allievo all'Accademia di San Luca. Inizialmente si indirizzò alla grafica più che alla pittura tanto da lavorare presso la Calcografia camerale (successivamente Reale e Nazionale). Eccellente disegnatore, nelle opere giovanili riesce a fondere un’attenta osservazione della natura con una visione fantastica del paesaggio, mentre di derivazione neoclassica sono l’equilibrio compositivo e la nettezza tecnica. Tale visione, dove natura e fantasia si fondono, non solo sfiorandosi, ma toccandosi e mischiandosi di continuo rimane un dato costante nella sua pittura e forse uno degli elementi di maggior fascino. Presso l'Istituto Nazionale per la Grafica di Roma sono conservati numerose sue incisioni il Museo Napoleonico raccoglie invece, sempre dell'età giovanile una serie di acquerelli con Vedute di interni della Villa Paolina. Espose più volte a Roma con la Società degli Amatori e Cultori delle Belle Arti. Nel 1849 partecipò alla disfatta della Repubblica romana e successivamente, costretto a fuggire dopo la sconfitta, viaggiò tra Parigi, Berlino e Londra. Espose al Salon, dove Napoleone III acquistò alcuni suoi dipinti, nel 1867. A contatto con i paesaggisti inglesi e francesi smorza le tinte usando verdi più acidi e scuri. Rientrato a Roma, nel 1874 fu nominato accademico di San Luca e insegnò presso le accademie di Roma, Firenze e Urbino. Per il Castelli il paesaggio nasceva da una serie di elementi diversi che a partire dalla natura e dall'osservazione del vero sfociamo in una dimensione onirica, capace nello stesso istante e nello stesso colpo di pennello di viaggiare tra sentimenti diversi, dal bello, al sublime, al melanconico, al tenebroso. Nel 1886, infatti appare tra i fondatori dell'associazione In Arte Libertas, i cui esponenti principali, insieme a lui, furono Nino Costa, suo grande amico e Giulio Aristide Sartorio. Raccolsero un gruppo di artisti che voleva superare le strettoie dell'arte accademica per approdare a una rappresentazione più libera della natura. Idea che si caratterizza la pittura del Castelli ma non può racchiuderla, perché il suo stile appare troppo particolare e soggettivo per essere definito o confinato entro limiti chiari. La tela in esame appare caratteristica di questa sua pittura, dove l'osservazione dal vero viene superata dalla sua personale visione. I grandi alberi, dove le tinte dell'estate si fondono con l'autunno, rappresentano una natura forte e rigogliosa, che sfuma in un cielo dove le nuvole nascondono e filtrano le diverse gradazione della luce del sole.

Un paese appoggiato su di una collina e una montagna più alta in lontananza aprono lo spazio e l'immaginazione dello spettatore che viene trasportato nella realtà sognata dal pittore. Alcune figure rese con grande qualità e maestria, nelle pose e nella gestualità, come nell'attenta definizione dei dettagli, animano il suo paesaggio, che acquista così vitalità e dinamicità. Una delle sue più celebri opere, La Nera (Narni), è conservata presso la Galleria d'Arte Moderna di Roma. Va osservato come anche in questo caso, pur nella commistione tra realtà e fantasia, la veduta del paese sulla collina ricorda la definizione dell'arroccato paese umbro. Sempre alla Galleria d'Arte Moderna si trova una sua rappresentazione della Morte di Plinio. Altre sue opere sono esposte al Museo Napoleonico di Roma (Vedute di interni della Villa Paolina), all'Accademia di San Luca (Eruzione del Vesuvio), alla Galleria Comunale d'Arte Moderna e Contemporanea (Notte sul Golgota).

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