Scheda articolo : 158275
Domenico Pellegrini (1759 – 1840), IL PARNASO
Epoca: Seconda metà del Settecento

Domenico Pellegrini (Galliera Veneta, Padova, 1759 – 1840)

Il Parnaso

Olio su tavola, cm 46,5 x 76; con cornice cm 60 x 90

 

Il dipinto esaminato fu realizato da Domenico Pellegrini (1759-1840) pittore nato a Galliera Veneta e morto nel 1840 a Roma. Il Pellegrini, da non confondere con il pittore manierista detto "Il Pellegrini", compì i suoi primi studi presso l'Accademia di Belle Arti di Venezia, discepolo di Lodivico Gallina, vi ottenne premi nel 1782 e '84, mentre nel ritratto si formò sull'esempio di A. Longhi. Si trasferì nel 1784 a Roma, dove divenne allievo di Domenico Corvi, e dove subì l'influenza di Canova e di Angelica Kauffmann. Cominciò per tempo a girare il mondo: nel 1789 era a Parigi, nel 1790 a Napoli; dal 1792 al 1803 a Londra, dove lavorò molto, giovandosi dell'esempio di quei grandi ritrattisti, tanto che sino all'ultimo ritratti suoi andarono confusi con opere del Reynolds e del Romney. A Londra frequentò la Real Accademia delle Arti, incoraggiato dall'amico e mentore Francesco Bartolozzi, cui dedicò un ritratto (1794, Venezia, gall. Dell'Accademia). Visse per lungo tempo nella capitale inglese dove lavorò ed espose fino al 1812, quando si trasferì a Lisbona, sempre su consiglio del Bartolozzi, che già vi risiedeva. Dopo qualche tempo tornò in Italia, dove operò soprattutto a Roma e Milano. Ottenne nel 1837 la nomina a membro dell'Accademia di S. Luca, alla quale si affezionò tanto che per testamento le lasciò, oltre alle pitture sue, tutti i beni per un premio ai giovani artisti. Il Pellegrini realizzò soprattutto opere a carattere mitologico e religioso, ma ottenne risultati altamente elogiabili anche nel campo della ritrattistica, che ebbe modo di approfondire durante il soggiorno londinese (M.me Junot, 1805, Bordeaux, Musée des beaux-arts).

Di quadri di invenzione ricordiamo: il San Sebastiano nel duomo di Castelfranco, la Diana e Endimione nel Museo di Bassano, e ivi anche l'Aurora a Ca' Rezzonico; la Leda dell'Accademia di S. Luca.

La tavola in esame rappresenta il Parnaso, montagna al centro della Grecia, sopra la città di Delfi, consacrata ad Apollo e le Muse, che qui compaiono in tutto il loro splendore e fascino.

Le Muse erano figlie di Zeus e di Mnemosýne (la "Memoria") e la loro guida era Apollo. L'importanza delle muse nella religione greca era elevata: esse infatti rappresentavano l'ideale supremo dell'Arte, intesa come verità del tutto ovvero l'«eterna magnificenza del divino». In totale erano nove. Apollo appare raffigurato con la cetra, uno dei suoi tipici attributi e vicino ad un cigno, animale a lui sacro e simbolo di bellezza. Le Muse sono divinità legate al canto e alle danze gioconde, e in tale vesti sono spesso rappresentate in poesia mentre mettono in musica e versi storie quali l'origine del mondo, la nascita degli dei e degli uomini, le imprese di Zeus. Nelle rappresentazioni più antiche, legate alla pittura vascolare, appaino, come del caso in esame, a sottolineare la cultura e la ricercatezza del Pellegrini, accompagnate dai vari strumenti musicali. Un interessante confronto stilistico si evidenzia con un'opera conservata al Museo Civico di Bassano, raffigurante San Sebastiano curato da Irene.

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