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Vincenzo Gemito (1852 - 1929), Busto di filosofo, Bronzo
Epoca: Ottocento

Vincenzo Gemito (Napoli 16 luglio, 1852 - 1 marzo, 1929)

Busto di filosofo

Bronzo con base in marmo, alt. cm 53

Firmato Gemito con punzone della fonderia

 

 

Vincenzo Gemito nasce a Napoli il 16 luglio 1852, subito abbandonato dai genitori, verrà adottato ma vivrà un'infanzia e un'adolescenza difficili a causa della povertà e del suo carattere irrequieto. Frequentò da ragazzo le bottega di Emanuele Caggiano e Stanislao Lista, scultore promotore dello studio dal vero, prima di essere ammesso nel 1846 a seguire i corsi del Regio Istituto di belle arti. Di spirito e indole anti-accademica preferì sempre cercare ispirazione nella realtà popolare, in particolare girando e osservando vicoli e personaggi del centro antico. Nel 1868 esordisce alla mostra della Società promotrice di belle arti di Napoli dove espone il Giocatore, opera successivamente acquistata da Vittorio Emanuele II per le collezioni di Capodimonte. Da subito spiccano le qualità e il modo che saranno caratteristici della sua opera, tesa a una ricerca del modellato pittorico, vibrante, mosso, ricco di passaggi e giochi di luce, a concretizzare l'esperienza spontanea e vivace della realtà napoletana. Con altri artisti, ribelli all'arte ufficiale, come Antonio Mancini di cui era grande amico e Achille d'Orsi prese uno studio in affitto presso l'ex convento di S. Andrea delle Dame. Nel 1871 vinse il primo premio al concorso per il pensionato artistico romano con il rilievo Giuseppe venduto dai fratelli, oggi a Napoli, Galleria d'arte dell'ottocento dell'Accademia. Per il saggio di statuaria realizzò un Bruto in terracotta, ora a Roma presso la Galleria nazionale d'arte moderna che testimonia il suo crescente interesse per il mondo antico. La sua produzione plastica si sostanzia di numerose repliche: svariate le datazioni, le tecniche e le collezioni pubbliche e private che le conservano. Questo vale in particolare modo per i ritratti di cui si sottolinea, oltre allo studio accurato del dato naturale, la propensione introspettiva suscitata dall'interesse per il modello di cui descrivono i connotati e il temperamento. Rotta l'accademica simmetria nella costruzione dei busti, lo scultore ricerca il movimento al fine di rendere con veridicità l'espressività della vita, senza ricercatezze formali gratuite. Del bronzo, in particolare, ama la superficie da trattare con gusto pittorico suggestionato dai ricordi classici come dal naturalismo di ispirazione moderna che lo tiene lontano dall'idealizzare i suoi modelli. Il busto in esame raffigura il filosofo, uno dei più celebri modelli del Gemito, realizzato la prima volta nel 1883. Si sottolinea oltre alla grande qualità formale la profonda ricerca di introspezione psicologica della scultura, accentuata dagli occhi aperti, fissi, calati in una dimensione diversa, quella del pensiero mentre la bocca, appena socchiusa, dona un carattere di vitalità e vivacità al busto. Grande cura è rivolta alla definizione dei capelli, delle sopracciglia e della barba, trattata ciocca per ciocca, riccio per riccio, con un'attenzione al vero che non cade mai nell'eccesso. Già in vita la sua opera riscosse numerosissimi riconoscimenti sia a livello nazionale che internazionale (lo scultore lavorò ed abitò per tre anni anche a Parigi), nonostante il suo carattere difficile e i problemi psichici che lo portarono a rinchiudersi in isolamento volontario nella sua casa di via Tasso dal 1887 al 1909. Fra i principali riconoscimenti ottenuti già in vita si possono citare a Parigi, nel 1889 e nel 1890, il Grand Prix per la scultura; ad Anversa, il diploma d'onore nel 1892; a Parigi, nuovamente il Grand Prix nel 1900; in occasione della V Esposizione internazionale biennale di Venezia del 1903 il Gemito ebbe l'onore di esporre nella sala del Mezzogiorno insieme con Morelli. Inoltre, Achille Minozzi, amico e appassionato collezionista della sua opera, volle consacrare la sua raccolta pubblicando nel 1905 una monografia lussuosa scritta da Salvatore Di Giacomo.

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