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Nicola Viso (Attivo a Napoli 1724-1742), Cena in Emmaus, Olio su tela
Epoca: Settecento

Nicola Viso (Attivo a Napoli 1724-1742)

Cena in Emmaus

Olio su tela, cm 39 x 31 ; con cornice cm 50 x 42

 

Il dipinto esaminato è databile alla prima metà del XVIII secolo e, dati i confronti e le corrispondenze stilistiche e compositive dedotte da opere note, è riferibile alla mano di Nicola Viso (1724-1742). Citato dal De Dominici in un confronto con Michele Pagano, si concentrò soprattutto nella pittura di paesaggio ispirandosi a Salvator Rosa e Leonardo Coccorante per le vedute ideate con rovine. Eseguì dipinti di marina, seguendo il filone di ascendenza olandese, e rari quadri di destinazione religiosa, come la Santa Teresa a Napoli, nonché scene di genere ambientate all'aperto o all'interno di osterie. Come sottolinea Rodolfo Pallucchini nel suo saggio, la formazione dell'artista napoletano è altresì individuabile nel rovinismo codazziano; mentre l'emotività e il gusto arcadico dei suoi paesaggi rimandano precipuamente all'influenza della cultura rosiana e alla conoscenza del paesismo romano, in particolare di Gaspar Dughet.

Viso, con Gennaro Greco, Leonardo Coccorante e Michele Pagano fu uno dei principali protagonisti del paesismo partenopeo di gusto settecentesco, partecipe della poetica del capriccio e della rappresentazione di pittoresche rovine. In particolare, nel dipinto esaminato, la resa delle figure si riscontra il tratto tipico dell'artista napoletano, memore delle macchiette di Domenico Gargiulo. Anche. Le fronde degli alberi, particolarmente contorti e l'attenzione riservata alle scenografiche architetture e al paesaggio in secondo piano avvalorano questo indirizzo attributivo, soprattutto confrontando l'opera con la produzione del Viso oggi conservata nelle collezioni pubbliche e private. Il dipinto analizzato vede rappresentato l'episodio evangelico della Cena in Emmaus, in particolare il momento in cui i discepoli pellegrini, al momento della benedizione del pane, riconobbero Gesù. In conclusione l'opera si inserisce all'interno della tradizione napoletana con la tipica verve pittorica fluida del Viso, attenta agli effetti luministici e al contempo aneddoticamente macchiettistica; l'opera risulta infatti eseguita con velocità di pennello in un concitato senso della natura. 

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