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Pietro Antonio Novelli (Venezia, 1729 - 1804), ADORAZIONE DEI MAGI
Epoca: Settecento

Pietro Antonio Novelli (Venezia, 1729 - 1804)

Adorazione dei Magi

Olio su tela, cm 166 x 142; con cornice cm 179 x 154

 

L'impostazione e lo stile dell'elegante tela in esame consentono di individuare la mano di Pietro Antonio Novelli, artista nato a Venezia nel 1729. Ebbe come precettore don Pietro Antonio Toni da Varana di Modena, che gli impartì una formazione umanistica in senso lato, dalla letteratura (il Novelli scrisse infatti la sua autobiografia, Le Memorie della vita di Pietro Antonio Novelli scritte da lui medesimo ), alla musica, lo studio del clavicembalo, allo studio del disegno e alla copia di dipinti antichi e moderni. Riguardo ai suoi inizi pittorici è stata sottolineata una possibile influenza di Gaspare Diziani ed è stata ipotizzata una frequentazione della bottega di Jacopo Amigoni. Il Novelli, dopo una prima formazione da auttodidatta fu allievo dell'Accademia istituita dal Senato veneziano nel 1750, fatto questo sintomatico del rifiuto della pratica di bottega, in decadenza anche a Venezia. Fra le sue influenze oltre a Gaspare Diziani va citato anche Giovanni Antonio Pellegrini (1675 – 1741). Le sue prime opere, principalmente di soggetto religioso o mitologico, riscossero da subito un generale apprezzamento, consentendogli di ricevere numerose commissioni, private e pubbliche. Tra il 1764 e il 1768 fu nominato accademico professore, in conseguenza anche della realizzazione di un'importante tela raffigurante Il disegno, il colore e l'invenzione, conservata attualmente a Venezia presso le Gallerie dell'Accademia, opera che fu ritoccata nel 1776 e mostra una moderata influenza classicista di ascendenza bolognese, desunta da un viaggio del 1773. Tra il 1771 e 1772 ricevette un importante riconoscimento in seguito al concorso per la realizzazione di dipinti destinati alla Scuola Grande della Carità di Venezia; fu vinto da Giandomenico Tiepolo ma il giudizio, demandato a professori dell’Accademia di S. Luca fu favorevole nei confronti di Novelli; dalla corrispondenza relativa al concorso si evince che a Roma Anton Raphael Mengs in un primo tempo aveva scelto il modello del Novelli, perché conosceva le capacità dell’artista. Dopo il viaggio a Bologna del 1773, nel 1779 si sposta a Roma alla ricerca della scultura antica e delle opere dei grandi, in particolare Raffaello. La sua opera si tempera di sfumature classiciste, si fa più attenta nell'impostazione generale, come nelle ambientazioni, più composta ed equilibrata. Come sottolineato dal Pallucchini (La pittura nel Veneto. Il Settecento, II, Milano 1996, pp. 473-483), in riferimento in particolare all'esperienza romana, la sua pittura ricerca “un equilibrio tra l'infatuazione del gusto neoclassico [...] e la tradizione tardo-barocca alla quale era stato educato.” Le cromie tenui e delicate, come nella tela in esame sottolineano la dolcezza della sua pittura. Delicati colpi di luce accendono la figura della Vergine e del Bambino. Le cromie azzurre, rosa e bianche, accendono il centro della composizione e spiccano sull'insieme, caratterizzato da cromie orientate a su tinte brune, oltre alla vivace resa del vestito di Baldassare acceso da rossi e verdi. Di grande raffinatezza risulta la resa delle pieghe e dei panneggi, caratterizzati da pennellate vibranti e da rapidi passaggi di luci e ombre. L'Adorazione dei Magi. È uno fra i più noti e affascinanti brani del Vangelo: Nel Vangelo di Matteo e nelle tradizioni apocrife siriane, armene e arabe, riprese dalla Leggenda Aurea, sono raccolte le testimonianze dell'Epifania, episodio avvenuto dopo tredici giorni dalla nascita di Gesù. I preziosi doni offerti dai Magi al Bambino sono stati variamente interpretati: secondo l'opinione più diffusa, l'oro è inteso come un tributo alla regalità di Gesù; l'incenso è simbolo di devozione, preghiera e sacerdozio; la mirra, un'erba medicinale usata nelle pratiche di imbalsamazione, simboleggia l'umanità fisica e corporea di Gesù, destinato a morire e ad essere sepolto.

Il Novelli fu anche apprezzato incisore e si conservano di lui numerosi disegni. Sue opere, oltre che in importanti collezioni private, sono conservate alla Galleria dell'Accademia e a Ca' Rezzonico, presso il museo del settecento veneziano, a Venezia.

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