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Narciso Malatesta (Venezia, 1835 - Sassuolo, 1896), Il ritratto
Epoca: Ottocento

Narciso Malatesta (Venezia, 1835 - Sassuolo, 1896)

Il ritratto

Olio su tela, cm 152 x 111; con cornice cm 166 x 124

Firmato Narciso Malatesta e datato 1874 in basso a sinistra

La raffinata tela in esame, è firmata dal pittore Narciso Malatesta e può essere considerata per soggetto, composizione e qualità uno dei capolavori della sua produzione. Di famiglia modenese nacque a Venezia dove si era trasferito, per motivi di studio, il padre Adeodato, pittore anche lui.

La sua prima formazione avvenne presso l'Accademia Atestina di Modena e si completò a Firenze. Pittore apprezzato da subito per le sua qualità e la sua raffinata ricerca stilistica fu nominato professore di disegno presso la Scuola Militare di Modena. Nel corso della sua carriera partecipò alle più importanti esposizioni nazionali e internazionali, come quelle di Torino, Ferrara o Vienna.

La sua pittura, influenzata da un'impostazione di base accademica è capace di superarne gli stilemi, per dirigersi verso una ricerca che sfiora il mondo neoclassico quanto quello romantico con un risultato finale di rara definizione e qualità formale. Nella tela in esame elementi accademici e classici si fondono con influenze più moderne con un insieme di rara coerenza compositiva e formale, capace di unire diversi stilemi in un'unica tela. Il fascino del soggetto consente di far risaltare ancora di più la qualità della sua pittura.

La pittrice è colta nella domus romana intenta a raffigurare un giovane uomo raffigurato con il busto in leggera rotazione, aprendo, con il suo gesto ancora di più lo spazio. Di grande raffinatezza risulta la pittura del panno che ne copre le nudità, dalle pieghe lievi e sottili, che si inseguono in virtuosistiche trasparenze. Bellissima anche la resa delle pieghe e delle vesti della pittrice e dell'uomo che osserva. Fra i bianchi, gli azzurri e i rossi si riflettono nel gioco dei panneggi vibranti colpi di luce capaci, non solo di illuminare i personaggi ma di accendere di luce l'intera composizione. La figura anziana che osserva la scena più lontano e l'apertura sul cortile interno, il perystilium, definito nella ricca vegetazione e nell'architettura di tipologia ionica, apre lo spazio e amplia la visuale della composizione.

Elementi di ascendenza verista si evidenziano nella profonda e raffinata ricerca del dettaglio. Si osservino i colori e la tavolozza della pittrice o il vaso che contiene i pennelli, un lekythos di tipologia attica oltre alla definizione del tavolino, della pavimentazione, in parte a mosaico, al tappeto, bellissimo nella resa, dai lievi passaggi cromatici di luci e ombre. Anche nei dettagli anatomici si evidenzia questa attenzione e qualità: risulta altissima la resa della barba e dei capelli dell'uomo alle spalle della pittrice, definita tratto per tratto, filo per filo, con lievi variazioni cromatiche e rapidi colpi di luci, sottili eppure forti nella loro espressività.

Il Malatesta fu pittore molto apprezzato dai contemporanei, cui non mancarono commissioni di primissimo livello e contatti con le più alte cariche dello stato; è infatti documentato un dipinto raffigurante una Cacciagione, da lui donato a re Umberto I. Un interessante e calzante confronto con questa tela può essere individuato con quella che è forse la sua opera più celebre, Il falconiere, realizzato nel 1872, acquistato dal ministero della Pubblica Istruzione che all'epoca aveva anche mansioni relative alle belle arti e successivamente donato alla pinacoteca di Brera dove attualmente è conservato. Altre sue opere sono conservate in importanti enti museali come La Zattera, presso le Raccolte d'Arte della Provincia di Modena o Un Ritratto di Gentiluomo facente parte delle collezioni Assicoop, sempre a Modena.

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