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Antonio Mara, detto Scarpetta (1680 ca. - 1750 ca.), Coppia di Trompe-l'oeil
Epoca: Settecento

Antonio Mara, detto Scarpetta (1680 ca. - 1750 ca.)

Coppia di Trompe-l'oeil

Olio su tela, cm 103 x 107 ; con cornice cm 110 x 145

La coppia di Trompe l'oeil esaminati è da riferire, per affinità stilistica e per qualità pittorica, alla mano di Antonio Mara detto lo Scarpetta (1680 ca.-1750 ca.).

La fonte principale per delineare la sua biografia è costituita dal repertorio dei pittori bergamaschi di Francesco Maria Tassi; l'erudito ci informa che l'artista fu attivo inizialmente come copista del Bergognone, lodandone gli esiti; in seguito si specializzò poi nei trompe l'oeil che ebbero immediata fortuna non solo sul mercato bergamasco, ma anche all'estero: i mercanti di Zurigo, infatti, come documentato dallo stesso, ne facevano ampio commercio.

Nel 1719 l'artista firmava e datava un trompe l'oeil (oggi a Milano in collezione privata) facente parte di una serie di quattro tele acquistate nella seconda metà del XIX secolo dal conte Antonio Piccinelli. Questo genere di pittura divenne la sua specialità. La descrizione analitica e meticolosa degli oggetti esaminati è una caratteristica presente in quasi tutte le sue opere; dalla scelta degli oggetti e delle composizioni dimostra di conoscere il linguaggio del genere pittorico, trattato, ad inizio secolo, anche da Francesco Gianlisi a Cremona.

Le opere esaminate riproducono con attento realismo le pareti di un'immaginaria dimora patrizia nella quale sono esposti, con l'horror vacui tipico delle Wunderkammern dell'età barocca, oggetti preziosi, dipinti con la minuzia descrittiva di un pittore fiammingo di cabinet d'amateurs. I dipinti esaminati, così come le altre sue opere certe, nonché le analoghe invenzioni di Francesco Raspis, di Antonio e Francesco Gianlisi o del veronese Sebastiano Lazzari, sono esempi abbastanza precoci della nascita di questa specializzazione all'interno della natura morta italiana. Successivamente il trompe l'oeil andrà affermandosi lungo il corso del Settecento e la prima metà dell'Ottocento stimolando le ambizioni di diversi artisti.

Il genere, nelle opere del Mara, presenta caratteristiche proprie che possono variare in alcuni temi: il finto fondo in legno venato, determinato da linee sinuose, al quale sono appesi oggetti di vario tipo mediante nastri, fiocchi, bolli di ceralacca, chiodi, etc. costituisce l'impianto generale, al quale sono aggiunti i diversi dettagli. Gli oggetti sono rappresentati su un ripiano o mensola appoggiati alla finta parete; caratteristica saliente di questo è la forte accentuazione del punto di fuga con cui viene rappresentata la mensola e gli oggetti che vi sono collocati. Le composizioni, come di consueto accade nelle opere dello Scarpetta, sono caratterizzate da assenza di orizzonte e profondità, mentre una luce irreale obliqua esalta, nel nostro caso, le forme dei pesci adagiati sul piano o dei funghi, nonché della canestra di frutta o del vaso di fiori. Alle pareti troviamo appesa con un ricco fiocco una tela ovale, affiancata da un dipinto raffigurante un articolato paesaggio a sinistra, mentre a destra una chiave e una pipa si trovano alle estremità di un disegno appeso alla parete con bolli di ceralacca. Nella seconda tela un ritratto su tela ovale è affiancato da un liuto a sinistra e da un disegno nella parte destra.

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