Scheda articolo : 141105
Giacomo Ceruti (1698 - 1767), Ritratto di dama, Olio su tela; cm 47 x 42; con cornice cm 57 x 51
Epoca: Settecento

Il confronto con altre opere, l'impostazione e le consonanze stilistiche suggeriscono e consentono di individuare in questo ritratto la mano di Giacomo Ceruti. Le notizie circa la vita e la formazione di questo artista non sono sempre chiare e univoche. Nei documenti viene spesso detto resciano, ma anche milanese o bergamasco; per quanto la tradizione e la storia degli studi tendano a considerare Brescia la sua città natale, il
Caprara, alla luce di alcune carte1 afferma con sicurezza che sia nato a Milano il 13 ottobre 1698. Nel 1711 sappiamo che la famiglia abitava a Brescia ma di nuovo il Ceruti torna a Milano dove si sposa nel 1717. I continui spostamenti e trasferimenti contribuiscono a rendere più complicato il suo percorso biografico. Ha vissuto e lavorato anche a Padova, Piacenza e Venezia, alle dipendenze del maresciallo J. M. von der Schulenburg, grande mecenate e collezionista e lì può osservare le opere del Tiepolo e di altri contemporanei quali il Piazzetta, Pittoni, Diziani o Simonini. In età avanzata ha lavorato e vissuto anche a Dresda. Oltre alla committenza privata sono numerose le richieste pubbliche a cui risponde il Ceruti; a titolo esemplificativo si possono citare una serie di tele realizzate a Brescia presso il Palazzo Pretorio, andate perse o una Madonna del Rosario per la chiesa di S. Maria di Artogne; a Padova dipinge una pala con il Battesimo di santa Giustina per la basilica di Sant'Antonio, a Piacenza un'altra pala per la chiesa di S. Teresa. Numerosissime sono le committenze private che dimostrano come il Ceruti fosse un'artista apprezzato dai contemporanei e i continui spostamenti e la varietà delle richieste denotano una grande duttilità. Si cimenta nelle pale sacre, nelle nature morte, nella pittura mitologica, di cui non si è conservato nulla ma la produzione ritrattistica rimane la più importante. Certamente singolare e di grande valenza storico-artisitica è la serie di quadri che rappresentano, in chiave realistica e con grande potenza pittorica, tutta una folla di umili e illustrano aspetti della vita quotidiana ma le numerose testimonianze e la qualità di ritratti di donne e uomini di alto rango sottolineano il suo successo mondano. Il Ceruti, come ritrattista, risente, soprattutto nella prima parte della sua carriera, l'influenza di pittori di area lomabarda come il Lucini (1639 - 1682), il Moroni (1522 - 1578/9), allievo del bresciano Moretto, o il Ceresa (1609 - 1679). Nel nostro dipinto la figura di dama, a mezzo busto, emerge, dallo sfondo con un'essenzialità quasi ritagliata in un delicato ed efficace gioco di luci, ombre e luminosità chiara e soffusa negli incarnati, resi con una materia sottile. L'indagine sul modello risulta intensa nell'attenzione fisionomica e nell'indagine psicologica trasmettendone l'umanità quieta e distaccata. 'attenzione si concentra anche sull'acconciatura complessa ed articolata e sul vestito, raffinato ed elegante, di cui il pittore, all'altezza del seno, indaga con grande attenzione i pizzi, resi in una soffice trasparenza. Stilisticamente si riscontrano forti affinità, nell'impostazione, nella resa dei tratti fisionomici e dell'acconciatura, nella veste, nei colpi di bianco e di luce nell'abito, in un ritratto2 realizzato a Piacenza intorno al 1744, la cui ubicazione è oggi conosciuta. Sempre per confronto in un altro ritratto3 conservato a Milano in collezione privata, oltre all'impostazione si riscontra un'evidente somiglianza nella resa dell'abito, nella sua decorazione come nella maniera di dipingere e rendere il pizzo.


1 MINA GREGORI a cura di, Giacomo Ceruti, 1982, Bergamo, p.7; pp. 99-103
2,3 MINA GREGORI, a cura di, Giacomo Ceruti, 1982, n.184; n.219

 

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