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Ugo Celada da Virgilio (Cerese, 25 maggio 1895 - Varese, 26 gennaio 1995), Paesaggio, Olio su cartoncino, cm 32 x 39 ; con cornice cm 43 x 50. Firmato in basso a destra.
Epoca: Novecento

Ugo Celada nacque nel 1895 a Cerese di Virgilio, nel Mantovano, da cui l’aggiunta al nome del toponimo, quasi a volersi identificare in un maestro antico. Segnalatosi sin dalla giovanissima età per il suo talento nel disegno, frequentò la Scuola locale di Arti e Mestieri di Luzzara (Reggio Emilia) per passare poi alla Regia Scola d'Arte Applicata di Mantova e, grazie ad una borsa di studio, l’Accademia di Belle Arti di Brera, dove fu allievo del pittore Cesare Tallone (1853-1919).

Nel 1914 abbandonò gli studi per arruolarsi come volontario. Tornato dalla guerra si trasferì prima a Genova, e poi a Parigi, dove assimilò a pieno le correnti e le suggestioni europee.

Il nome d’arte “Ugo Celada da Virgilio” comparve la prima volta nel 1920, anno in cui espose alla XII Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, dove ritornò altre tre volte, nel 1924, nel 1926 e nel 1936. Tra i dipinti esposti nell’edizione del 1926, l’opera Distrazione catturò l’attenzione del pittore e critico francese Emile Bernard, già scopritore di Van Gogh e Cezanne ed allora presidente della giuria, che definì Ugo Celada il maggiore autore italiano.

Avvicinatosi al Novecento, se ne allontanò dopo breve tempo; la sua indole lo portò lontano dalla corrente dell’epoca al punto da firmare nel 1931 un manifesto antinovecentista che attaccava la cultura di regime, episodio che determinò una graduale discesa della sua posizione pubblica, nonostante le numerose esposizioni dei suoi dipinti durante gli anni trenta a Milano, Bergamo, Gallarate e Genova. Spostò la sua attività e il suo interesse su ricerche che lo collocarono a metà strada tra il Realismo Magico e la Nuova Oggettività, divenendo uno tra i maggiori esponenti della pittura figurativa e del precisionismo, caratterizzandosi per uno stile del tutto anomalo e personale, che lo avvicinò per alcuni versi all'opera di Cagnaccio di San Pietro e Antonio Donghi. Il suo lavoro continuò immune alle critiche ufficiali. Anche se fu pubblicamente condannato dal regime e dal fascismo, riuscì sempre a contare su una vasta ed altolocata cerchia di mecenati, soprattutto milanesi, che non smisero mai di commissionargli dipinti. Nel 1943 in seguito ad un’incursione area, vide la distruzione del suo studio a Piazza 5 giornate, e la scomparsa di molte delle sue opere degli anni ’30 e ’40, oggi tra le più rare.

Lo stile di Celada era fedele alla realtà nei colori, nei riflessi e nelle trasparenze. Il suo stile analitico e distaccato, opposto alla totale irrealtà, trasmetteva un grande pathos narrativo: la pittura diventava un linguaggio muto che traduceva la forma in messaggio, i colori in sensazioni, l’immagine in racconto. Durante la sua carriera di pittore è stato promotore del Movimento dei pittori moderni della realtà e del Movimento dei Pittori Oggettivisti. Morì a Varese nel 1995, centenario (ma le sue ultime opere risalgono agli inizi degli anni ’70). Solo 10 anni dopo la sua morte inizierà la riscoperta e la celebrazione per il suo straordinario talento. Il comune di Cerese di Virgilio gli ha oggi dedicato un museo. Le sue opere sono anche esposte presto la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma.

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